GREENLEAF – Nest Of Vipers

GREENLEAF – Nest Of Vipers

Informazioni
Gruppo: Greenleaf
Titolo: Nest Of Vipers
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Small Stones Records
Contatti: facebook.com/pages/Greenleaf/201303846564632
Autore: Mourning

Tracklist
1. Jack Staff
2. Case Of Fidelity
3. Lilith
4. Tree Of Life
5. Dreamcatcher
6. At The Helm
7. Sunken Ships
8. The Timeline’s History
9. Nest Of Vipers (A Multitude Of Sins)

DURATA: 43:26

La Svezia per chi ama il rock è uno dei paradisi incontaminati, la scena di quella nazione ha sfornato e continua a sfornare tante di quelle band valide che ti gira la testa al solo nominarle, se poi gente che nel proprio curriculum vanta presenze in act quali Dozer e Demoncleaner decide di unire le forze, cosa ci si può attendere se non un’ennesima riprova che la classe non è acqua? Così nacquero i Greenleaf sul finire degli anni Novanta e i musicisti che ne hanno alimentato il corso sono stati Tommi Holappa (chitarra), Daniel Linden (batteria) e Bengt Bäcke (basso). Da quel momento sono trascorsi più di dieci anni, hanno prodotto quattro album e sono contento siano tornati dato che era dal 2007, anno d’uscita di “Agents Of Ahriman”, che non si avevano loro notizie.
Per il quarto e sinora ultimo parto intitolato “Nest Of Vipers” sono ancora presenti Holappa e Bäcke supportati, neanche a dirlo, dalla famiglia Dozer; Johan Rockner alla chitarra e Olle Marthans alla batteria sono loro compagni e amici. Si avvalgono di tre grandi presenze dietro al microfono: Oskar Cedermalm dei Truckfighters è la voce primaria, mentre Fredrik Nordin (anch’esso membro dei Dozer ed ex proprio dei Greenleaf) e Peder Bergstrand dei Lowrider mettono le loro ugole a disposizione rispettivamente nella titletrack e in “Sunken Ships”. A essi si aggiunge, anch’egli in qualità di guest, il tastierista/organista Per Wiberg, già negli Spiritual Beggars ed ex Opeth, che lascia il suo zampino in “Lilith” e “Nest Of Vipers”. Tutto ciò cosa fa presagire? Orgasmo in arrivo.
Il rock degli Scandinavi è una perfetta fusione fra le atmosfere anni Settanta di act quali Grand Funk Railroad, Black Sabbath e Deep Purple, lo spirito free del sound stoner di band come Fu Manchu, Kyuss e l’evoluzione stilistica di Homme nei Q.O.T.S.A.
Avrete quindi all’orecchio una tracklist abile nel coprire uno spettro di sonorità ampie e varie, equilibrata nell’affondare nelle ambientazioni polverose e scatenate di “Jack Staff”, nell’investirvi con onde psichedeliche ammalianti e fosche in “At The Helm” e nel sedurvi con il vellutato feeling emanato da “Sunken Ships”.
È un costante alternarsi di melodie e prese di posizione “hard” quello che ci conduce al conclusivo, e più esteso nel minutaggio, episodio omonimo che concentra il vissuto artistico sin qui enunciato in otto minuti che per il sottoscritto potrebbero non avere mai fine, con Wiberg che al solito mostra di essere un signore intarsiando con il suo operato un pezzo che aumenta di valore a ogni passaggio nel lettore, che goduria ragazzi!
Un disco che ti entra dentro, ti setaccia e ti possiede, non c’è un solo istante di pausa emotiva, non c’è un ritornello che non valga la pena di canticchiare e ricordare, quello di “Jack Staff” ad esempio è spettacolare. “Nest Of Vipers” è una piccola opera d’arte che farà felice chiunque si reputi un amante di tali espressioni musicali, e se affermate d’esserlo non vi consiglio d’acquistarlo, dovete farlo!

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