GREY AURA – Zwart Vierkant – Aristocrazia Webzine

GREY AURA – Zwart Vierkant

Gruppo: Grey Aura
Titolo: Zwart Vierkant
Anno: 2021
Provenienza: Olanda
Etichetta: Onism Productions / Kunstlicht
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TRACKLIST

  1. Maria Segovia
  2. Rookslierten, Flessen
  3. Het Schuimspoor Van De Ramp
  4. El Greco In Toledo
  5. Parijs Is Een Portaal
  6. De Onnoemelijke Verleidelijkheid Van De Bezwijkende Deugd
  7. Sierlijke Schaduwmond
DURATA: 42:58

Negli ultimi anni la scena black metal olandese ha saputo sfornare tante belle realtà. Tra queste, sono da menzionare il circolo della Haeresis Noviomagi (comprendente band come Turia, Iskandr, Fluisteraars, Nusquama e altre), ma anche i Laster (sotto contratto con Prophecy Productions), i Terzij de Horde, per non parlare di roba più kvlt come ciò che gravita intorno alla piccola ma agguerrita The Throat. Senza dimenticare progetti di personalità particolarmente prolifiche come Maurice de Jong (Gnaw Their Tongues il suo epigono più noto) o Rene Aquarius (già in Plague Organ, Cryptae e Dead Neanderthals, tra i tanti). Un ruolo piuttosto importante lo ha avuto anche il celebre Roadburn Festival, in quanto spesso band di questo tipo hanno avuto modo di esibirsi su tale platea, arrivando a un pubblico più vasto.

Il minimo comune denominatore tra tutte le band sopracitate è l’approccio sperimentale al black metal, tanto da allontanarsi parecchio dai canoni dei soliti scandinavi degli anni ’90. Anche, e forse soprattutto, dal punto di vista lirico e concettuale. Ed è solo dopo questa lunga premessa che ha senso parlare dei Grey Aura e del loro nuovissimo album Zwart Vierkant, perché si inserisce alla perfezione in questo contesto.

A proposito di aspetto concettuale: qui c’è davvero tanta — ma tanta — carne al fuoco. Ora, va detto che i Grey Aura non sono nuovi a dischi dall’elevato spessore lirico, tanto che il loro primo album Waerachtighe Beschryvinghe Van Drie Seylagien, Ter Werelt Noyt Soo Vreemt Ghehoort (sì, è il titolo intero) parla in modo dettagliato del terzo e ultimo viaggio del celebre esploratore olandese Willem Barents (1550-1597), nel tentativo di trovare un passaggio a Nord-Est per l’Asia. Con Zwart Vierkant, tuttavia, si giunge a una dimensione nuova, in quanto è tratto da De Protodood In Zwarte Haren, romanzo di Ruben Wijlacker, una delle due menti principali dietro ai Grey Aura; l’altro è Tjebbe Broek. L’opera parla di un giovane pittore ispano-olandese, Pieter (detto Pedro), inghiottito dal modernismo radicale e da un desiderio inestinguibile di astrazione. Tra l’altro faccio notare come la band venda anche il suddetto romanzo assieme alle copie fisiche del disco, e sicuramente ciò aiuta nella comprensione dell’album, rendendolo un’esperienza totale. In ogni caso, troverete un breve abstract del romanzo sul sito della band.

Sempre indagando l’aspetto concettuale, ci sono due figure pittoriche che hanno una rilevanza assoluta nella poetica dei Grey Aura. Trattasi di El Greco (1541-1614) e Kazimir Malevich (1879-1935). Il primo, lo capirete già sbirciando la scaletta, ha un’importanza fondamentale in “El Greco In Toledo”, traccia nella quale il protagonista Pedro scopre un’opera del pittore e ne rimane estasiato, vivendo un’epifania spirituale mentre si avvicina al dipinto all’interno della sacrestia: la rappresentazione dinamica della crocifissione di Gesù Cristo sembra avere una vita propria. Tale esperienza, il primo incontro di vita reale di Pedro con l’astrazione, lo segnerà profondamente. Malevich fa invece capolino nella seconda parte del disco, quando Pedro si reca a Parigi. Il protagonista si dimostra particolarmente ossessionato dal celeberrimo Quadrato Nero di Malevich (1915), che viene spesso descritto come il punto zero assoluto della pittura (Zwart Vierkant, tra l’altro, in olandese significa proprio quadrato nero). Per Pedro è un vuoto creativo, un portale per le regioni sconosciute della mente subconscia.

Noterete che fin qui non ho parlato minimamente di musica: non perché questa valga meno (tutt’altro!), ma perché è solo facendosi un’idea del concept dei Grey Aura che ci si può avvicinare senza remore al loro black metal d’avanguardia (letteralmente). Tanto per cominciare, va detto che praticamente tutti i brani dell’album (eccezion fatta per “Maria Segovia”) erano apparsi nelle due demo precedenti, 1: Gelige, Traumatische Zielsverrukking (2017) e 2: De Bezwijkende Deugd (2019). Non si tratta tuttavia di una mera compilation, visto che le tracce sono rivisitate, ri-registrate e anche espanse rispetto al passato.

Forte di un songwriting decisamente ispirato, Zwart Vierkant presenta molti tratti singolari. Pur essendo innegabile la matrice black metal, questa viene completata da un gusto progressive estremamente marcato. Non tanto (o meglio, non solo) per la precisione certosina con cui è costruito il concept, se vogliamo un aspetto reminiscente di certe formazioni prog italiane anni ’70. È proprio la scrittura che presenta numerose aperture e ripartenze, alternando sapientemente sfuriate oscure a momenti di stasi ragionata. Il disco, inoltre, è permeato da una fortissima componente folk a fare da sfondo. Non è raro poter sentire inserti di flamenco, con mandolini e chitarre spagnole che duettano con le oscure atmosfere black metal proposte dalla band. Ciò avviene specialmente nella prima parte dell’album, coerentemente con l’ambientazione del racconto, conferendogli un sapore spagnoleggiante.

Ha un ruolo di prim’ordine anche il basso, che non si limita a cucire la sezione ritmica con la batteria, ritrovandosi spesso a spiccare sugli altri strumenti. Tale uso ricorda a tratti quello dei finlandesi Oksennus, specialmente in “Rookslierten, Flessen”, sebbene l’approccio progressive generale sembri mutuato più da band quali Ved Buens Ende, Fleurety, Code, ultimi Dødheimsgard o i già citati Laster. Ogni traccia, poi, ha le sue caratteristiche: il folk spagnolo di “Maria Segovia”, le venature quasi depressive di “Het Schuimspoor Van De Ramp”, i mid-tempo scapoccioni di “El Greco In Toledo” o l’approccio doom (che poi si sviluppa in trame jazz) di “Parijs Is Een Poortal”, forse il mio brano preferito del disco.

Mi sono dilungato parecchio, ma quando trovi opere così è impossibile non soffermarsi su tutti i dettagli per provare a comunicarne la ricchezza. A prescindere dal gusto personale, non si possono che elogiare i Grey Aura per lo sforzo intrapreso e per il risultato raggiunto, culmine di un lavoro durato circa sette anni. Zwart Vierkant è avanguardia pura, in tutti i sensi.