Grey Clouds Monolith - Grey Clouds Monolith

GREY CLOUDS MONOLITH – Grey Clouds Monolith

Gruppo:Grey Clouds Monolith
Titolo:Grey Clouds Monolith
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Toten Schwan Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Memories Fades In Dust
  2. Fragments Of Dark Suns
  3. Ashes Of The Gods
  4. Medusa’s Breath
  5. Subharmonic Requiem
  6. Invocat
  7. Grey Clouds Monolith
DURATA:40:33

Grey Clouds Monolith è uno di quei casi in cui la natura di un progetto tiene fede al proprio nome. Plasmato dalle menti di Andrea Bellucci e Yvan Battaglia, due signori impegnati da una vita in ambito ambient e sound design, il primo opprimente vagito esce per la versatile Toten Schwan Records, non certo una novità per l’etichetta spezzina (per restare sulle nostre pagine, segnalo l’ottimo lavoro di cameraoscura).

Dicevo, un progetto il cui nome si riflette nei suoni proposti: suoni, proprio perché è ciò che si cela all’interno di questo austero digipak monocromatico, un flusso continuo e astratto che si pone l’obiettivo — centrandolo pienamente — di alienare l’ascoltatore e giocare con le sue percezioni. La proposta del duo italo-svizzero, definibile dark ambient a grandi linee, è ora un abisso (o un vuoto cosmico, fate voi), un labirinto in cui è facilissimo perdersi e lasciarsi suggestionare da percussioni nel senso più letterale del termine e presenze estranee, come l’inquietante brulicare di voci in “Memories Fades In Dust”.

Non avrebbe assolutamente senso anche solo cercare di descrivere passo passo Grey Clouds Monolith: fin dall’inizio, il sentiero su cui si snoda l’intero disco è tracciato senza tentennamento, un percorso convoluto fatto di (pochi) chiari e (molti) scuri. Nei suoi frangenti meno elaborati, potrebbe essere la colonna sonora di un lungo piano sequenza incentrato sul minaccioso asteroide in copertina; a farvi da contraltare, sezioni cangianti e claustrofobiche, in cui le sinapsi sono bombardate da una miriade di effetti sonori. Che sia un crepitio improvviso o un stillicidio incessante, innumerevoli stimoli circondano l’ascoltatore trascinandolo sempre più in fondo, e solo alla fine si ha una parvenza di ritmica e di note definite, sul brano omonimo.

L’ascolto in cuffia e al buio di Grey Clouds Monolith è più che mai obbligatorio, un lavoro che lascia trasparire il background dei due artisti che l’hanno partorito. Toten Schwan si riconferma attenta nello scandagliare anche le proposte di più difficile fruizione: in questo caso, un incubo lungo quaranta minuti in cui le inquietudini e le paure individuali assumono le forme più disparate.

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