GRIEVING MIRTH – Calamitosvs Omine

 
Gruppo: Grieving Mirth
Titolo: Calamitosvs Omine
Anno: 2015
Provenienza: Messico / U.S.A. / Regno Unito
Etichetta: Loud Rage Music
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TRACKLIST

  1. Malaugurio
  2. Indelectatvs
  3. Optio
  4. Mille Facce
  5. Abuso
DURATA: 26:33
 

Tre musicisti, ben quattro nazioni in ballo: i Grieving Mirth sono uno di quei gruppi che hanno sfruttato la potenza di Internet per unire persone sparse nel globo terrestre. I singoli componenti tuttavia sono più o meno noti alla scena Metal mondiale: il Messico è presente nella chitarra di Abomination (già nei Luciferian Rites), gli Stati Uniti trovano il proprio portavoce nel tastierista Adversor (Wraith Of Extinction, Nethermost), mentre D.H. degli A Monumental Black Statue rappresenta l'Inghilterra e allo stesso tempo non si sforza minimamente di nascondere le proprie origini italiane, mettendole al contrario in evidenza.

I musicisti fanno quindi già parte del panorama estremo, seppur in realtà concettualmente diverse fra loro; il risultato della loro collaborazione è radicato nello stesso terreno, ma prende una direzione in qualche modo diversa. Definire musicalmente il debutto di questo trio non è un compito difficile, in quanto ci troviamo di fronte a un album di Black Metal atmosferico che in più di un'occasione si avvicina al lato più Post- e moderno del genere; la difficoltà sta invece nell'interpretare ciò che questa mezz'ora scarsa di musica vuole esprimere, sia con i suoni ma ancor più con le parole. "Calamitosvs Omine" è un lavoro che prende la malignità insita nel genere di cui fa parte e la rivolta, la distrugge e la riassembla in una forma che inquieterebbe perfino quella da cui è nata. C'è ben poco spazio per satanismo e (anti)religiosità — temi presenti solo in "Optio" — e si lascia campo alla negatività vera e propria, quella proveniente dagli angoli più oscuri e nascosti dell'essere umano; il disagio, il male di vivere e i pensieri più cupi ci vengono vomitati addosso senza pietà da un'ipotetica figura che sembra vivere della sofferenza provocata al prossimo, un uomo divenuto mostro a causa del disgusto verso il mondo che ha preso il sopravvento sulla sua coscienza. Si parla quindi di odio, di abusi, di droghe e di ogni cosa che possa generare paura e sconforto nella società moderna.

Il successo di un progetto così ambizioso è dovuto alla prestazione dei tre musicisti. Abomination sfrutta al meglio la chitarra, esprimendo una vasta gamma di emozioni che va dalla rabbia alla disperazione, passando per nostalgia e tristezza; i suoi riff non si discostano troppo dagli standard del genere, sono spesso semplici e in un certo senso orecchiabili, ma sono sicuramente efficaci nel creare questo tipo di sensazioni. L'accompagnamento delle tastiere di Adversor ha invece una doppia funzione: in molte fasi si occupa di creare un sottofondo lugubre, in altre invece passa quasi in primo piano con suoni che sembrano evocare deboli raggi di luce. Tutto ciò si appoggia alla solida base del basso di Serpentor — compagno di Abomination nei Luciferian Rites — e di una batteria elettronica programmata più che bene, con una discreta varietà e soluzioni mai fuori luogo.

Veniamo infine all'operato di D.H., autore e interprete dei testi scritti proprio in italiano. La natura poetica della nostra lingua ben si sposa con la teatralità dello stile vocale del cantante, che si discosta dal tipico scream del Black Metal, preferendone una versione leggermente più pulita, ma comunque aggressiva e pregna di disprezzo. Le parole usate assumono in alcuni frangenti connotati ritualistici — quasi fossero una maledizione lanciata sull'umanità — mentre in altri sembrano uscite direttamente dalla bocca di un uomo ormai in rovina, il cui unico sfogo è urlare il proprio odio.

L'unico piccolo problema dei Grieving Mirth è una certa staticità della musica: i brani sono molto simili tra loro, il che non è un problema in un album di meno di mezz'ora — tant'è che io stesso l'ho ascoltato più volte di seguito senza mai annoiarmi — eppure lascia dubbi su eventuali sviluppi futuri di maggiore durata; a questo difetto si associa poi il fatto che qualche passaggio dà l'impressione di essere prolungato un po' troppo, facendo perdere efficacia alle parole. D'altro canto, i tentativi di variare la formula risultano ben riusciti: le aperture atmosferiche di "Optio" — in cui è presente la voce pulita di Marco Santini — e "Malaugurio", così come l'avvicinamento alla corrente Depressive con lo scream di "Mille Facce", rendono meno evidenti i problemi descritti sopra. Il consiglio è dunque quello di puntare maggiormente su questi elementi, anche senza esagerare è possibile sfruttarli per migliorare ulteriormente la proposta.

Ci sono voluti diversi anni per produrre questi cinque pezzi, ma tutto sommato ne è valsa la pena; "Calamitosvs Omine" è un disco a cui si può perdonare qualche lieve sbavatura, grazie a un valore emotivo decisamente sopra le righe. La produzione, curata anch'essa dall'ospite Marco Santini, è caratterizzata da suoni stranamente puliti che vi permetteranno di apprezzare ogni pregio di questo piccolo gioiellino. Amanti del Black Metal, non lasciatevelo scappare.

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