GRIFFON / DARKENHÖLD – Atra Musica

Gruppo:Griffon / Darkenhöld
Titolo:Atra Musica
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Griffon – Si Rome Vient À Périr
  2. Griffon – Souviens-Toi, Karbala
  3. Griffon – Jérusalem
  4. Griffon – Interlude
  5. Darkenhöld – Marche Des Bêtes Sylvestres
  6. Darkenhöld – Le Sanctuaire De La Vouivre
  7. Darkenhöld – Les Goules Et La Tour
  8. Darkenhöld – Citadelle D’Obsidienne
DURATA:45:40

«Nel Medio Evo rinascimentale c’è chi cerca una liberazione e c’è chi trova un’altra particella» cantava Battiato in “Personal Computer” nel 1985. Ebbene, trentaquattro anni dopo succede che ci troviamo ad ascoltare lo split fra due gruppi black francesi in cui tutto questo accade per davvero. Su Atra Musica, infatti, due compagini provenienti rispettivamente da Île-de-France e Costa Azzurra sfidano se stesse — e si sfidano a vicenda — in un’ideale giostra medievale spruzzata di Rinascimento.

La prima metà del duello è nelle mani dei Griffon, autori di un black metal ricco di screziature melodiche e finemente cesellato, che ciononostante dispensa schiaffi con guanto d’arme a destra e a manca. Lo fa già con l’epica e articolata “Si Rome Vient À Périr”, il cui intreccio di chitarra elettrica e acustica potrebbe far erroneamente pensare che stia cominciando un brano power; invece, dopo il lento incedere iniziale, i Griffon scatenano tutta la loro violenza e la loro passione per la storia tra blast beat senza pietà e sinistri recitativi con voce pulita. Da Roma, passando per Costantinopoli, i Nostri si spingono fino a Karbala, città nel cuore dell’Iraq in cui, nel 680 d.C., avvenne un massacro che vide tra le vittime il nipote del profeta Maometto, al-Ḥusayn ibn ʿAlī. Il metallo che fa da colonna sonora alla tormentata esistenza di Gerusalemme (in “Jérusalem”, appunto) è debitore del black metal norvegese, e in particolare di nomi di secondo piano ma comunque, evidentemente, fondamentali: Kvist e Hades, con quel gusto quasi primigenio per la melodia e una scrittura forse poco immediata ma di grande suggestione, sono i primi a sovvenirmi.

L’interludio a base di clavicembalo (strumento rinascimentale) fa da spartiacque, interrompendo la violenza musicale della prima parte e introducendo i funambolismi acustici della seconda. Perché i Darkenhöld, che su queste pagine sono passati spesse volte, cambiano armamentario e si presentano su Atra Musica in versione unplugged (fatte salve poche tastiere da dungeon synth). Il risultato è straniante — a tratti perfino divertente — perché fa assumere al black metal una dimensione da musica antica; non folk in senso stretto, con connotazioni etniche o territoriali, ma proprio medievale. Non convince del tutto la voce di Cervantes, che in un contesto simile suona quasi fuori luogo, soprattutto quando si prodiga nello scream; quando assume un ruolo più narrativo, invece, regala ulteriori sfumature alla musica scura dei suoi Darkenhöld, che non disdegnano le accelerazioni neppure senza il supporto degli amplificatori. Credibili, quando non addirittura sorprendenti (in senso buono, s’intende).

In definitiva, uno split più che interessante, con due band che raccontano il medioevo con libri di storia alla mano, e senza scadere nei soliti cliché; soprattutto una prova ulteriore — ammesso che ne avessimo bisogno — che il black è uno dei generi più malleabili del metal estremo. Bravi loro, brava la LADLO, che quest’anno ne sta sparando di belle, ma belle davvero.

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