Griffon - O Theos O Basileus

GRIFFON – O Theos O Basileus

Gruppo:Griffon
Titolo:Ὸ θεὀς Ὸ βασιλεὐς [O Theos O Basileus]
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Damaskos
  2. L’Ost Capétien
  3. Regicide
  4. Les Plaies Du Trône
  5. Abomination
  6. My Soul Is Among The Lions
  7. … Et Praetera Nihil
  8. Apotheosis
DURATA:40:22

Quando si tratta di black metal d’oltralpe, con buona pace di Debemur Morti e NoEvDia, è da un po’ che Les Acteurs De L’Ombre si è imposta come punto di riferimento, e il secondo album dei Griffon non fa eccezione. Reduce dal valido split dell’anno scorso con i connazionali e nostre vecchie conoscenze Darkenhöld (a loro volta forti di un altro ottimo album pubblicato proprio in questo periodo), il quintetto dà un seguito al debutto Har HaKarmel, uscito a inizio 2016, con questo Ὸ θεός Ὸ βασιλεύς, titolo greco che significa O Theòs O Basiléus, ovvero Il Dio, Il Re.

Già il debutto di qualche anno fa metteva in luce le più che discrete capacità della formazione parigina, nonostante il risultato finale fosse ancora piuttosto acerbo e derivativo, ma il percorso di maturazione che ha portato la band su LADLO è andato decisamente oltre le aspettative, perché i Griffon del 2020 sono una band matura, completa e soprattutto ispirata. Il black metal dei francesi è sicuramente di stampo melodico, però ingloba al suo interno una serie di influenze altre: c’è la dissonanza, c’è la complessità nelle strutture, c’è l’epicità, e spesso si passa da una cosa all’altra all’interno dello stesso brano (“My Soul Is Among The Lions”). L’intero album è molto orientato alle melodie di chitarra, conseguenza del fatto che a scriverlo siano stati proprio i due chitarristi, Romain “Sinaï” Delouvrier (che della band è anche uno dei fondatori) e il suo misterioso collega Antoine; questa genesi rende O Theòs O Basiléus un album massiccio, molto denso e compatto, in cui tuttavia si insinuano trame di tastiera e pattern di batteria che aggiungono sfumature a una base già di per sé piuttosto varia, tra riff, arpeggi e qualche passaggio acustico.

Quello che i Griffon decidono di raccontare negli otto brani del disco, impreziosito da una copertina dell’ormai iconico Adam Burke, è invece la correlazione tra potere spirituale e potere temporale, facendo di O Theòs O Basiléus una sorta di concept album che affonda le sue radici nella storia delle grandi religioni monoteistiche. La religione non è certo materia nuova per il quintetto, che già sul debutto (intitolato Monte Carmelo, in ebraico) sguazzava tra cristianesimo ed ebraismo, ma viene qui analizzata nel suo rapporto con l’altra grande forza che infierisce sull’uomo comune. L’opera si snoda quindi tra versetti biblici e precisi riferimenti storici: “Damaskos” parla ovviamente della conversione miracolosa di Paolo di Tarso durante il viaggio verso la capitale siriana, “L’Ost Capétien” parla della conquista dell’indipendenza dal Sacro Romano Impero da parte della Francia durante il regno di Filippo II, mentre “Regicide” parla dei fallimenti di tutte le forme di governo francese subite nei suoi ormai otto secoli di storia. A distinguersi dal resto dei brani c’è “Les Plaies Du Trône”, scritto in collaborazione coi Wyrms da Orléans. A seguire, i ragazzi danno spazio a Caligola e al suo rapporto con i cristiani, alle difficili relazioni tra romani ed ebrei e, a concludere il lotto, al concetto di apoteosi, la deificazione di un essere mortale.

Con O Theòs O Basiléus i Griffon mettono a referto un lavoro di indubbio spessore, segnalandosi come un’ulteriore, ennesima realtà di valore nella vivacissima scena francese.

Facebook Comments