GRIMNESS 69 – The Bridge

Informazioni
Gruppo: Grimness 69
Anno: 2010
Etichetta: Rising Nemesis Records / Butchered Records / Sevared Records
Contatti: www.myspace.com/grimness69
Autore: Mourning

Tracklist
1. White Room
2. Down To The Bones
3. Chariot Of Acrimony
4. The Shining Key
5. Illheaven Hells
6. The First Words Of A Dead
7. Adore the Ten Fathers
8. Feeding
9. V
10. VII
11. XI
12. XIII
13. XVII
14. XIX
15. XXIII
16. XXIX
17. Doomsday Carillon

DURATA: 39:36

GRIMNESS 69 - The Bridge I Grimness 69 per chi segue con costanza l’underground italico non sono un nome nuovo, li ricorderete magari senza quel numero affiancante il monicker nella vecchia veste grindcore mixata noisecore, quella che aveva caratterizzato il periodo primordiale della band con l’uscita degli split insieme a Holocausto Canibal, Viscera e Groinchurn.
Nel 2005 la modifica al nome porta con sè innovazioni considerevoli, i due album pubblicati in successione, “Grimness Avenue 69” e “Illheaven Hells”, virano decisamente in territori più death oriented, aumentano il tasso tecnico ma contemporaneamente evidenziano uno sfogo compositivo non del tutto riuscito.
A due anni di distanza dall’ultimo citato, tornano in carreggiata con “The Bridge” e una modifica in line-up che vede l’abbandono del cantante storico Lord Nuclear Ripped Pig che lascia spazio a Nerve (Gaetano Cavallaro) dei Deadly Strain, è quindi un asse veneto-pugliese che darà vita ai quaranta minuti del platter.
La formazione ha eseguito un passo in avanti netto, l’album è arrembante, ben costruito e capace di alternare momenti di pura “pressione” grind ad altri più groovegianti e d’assetto portante death come avviene in “Chariot Of Acrimony”, di mostrare una discreta qualità anche nelle cadenze allentate con “Illheaven Hells”, di sfoderare la brutalità made in Usa con una “Adore The Ten Fathers” degna del marciume blasfemo di certi capisaldi storici.
Ovvio che le modalità esecutive per volere dei ragazzi assumeranno una forma più adatta a mantenere vivo quel confine fra i due stili che ne alimentano il songwriting così come non hanno chiuso e sigillato il recente passato in un cassetto, prova n’è la riproposizione di “Doomsday Carillion” già presente nel debutto in veste più odierna e per nulla male.
Buona la prestazione di Nerve dietro al microfono, il ragazzo si conferma come un cantante che sa come mettere la voce al servizio di basi che pur non presentando ancora una personalità forte, hanno però raggiunto delle soglie più che discrete per quanto riguarda la compattezza e l’efficacia delle soluzioni utilizzate.
I Grimness 69 stanno crescendo, pian piano stanno trovando ciò che serve loro per crearsi una dimensione adeguata alle capacità di cui dispongono e alle passioni che li spingono a cimentarsi in questo death/grind moderno e con “The Bridge” questo corso sembra aver imboccato la direzione giusta, concedete quindi l’occasione a questo platter di fare ciò per cui è stato composto, darvi una bella sveglia.

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