GRIMWALD – Über Grimlands Düsteren Wäldern

 
Gruppo: Grimwald
Titolo:  Über Grimlands Düsteren Wäldern
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. The Supreme Centre – Intro
  2. Moon Of Doom
  3. Unsatisfiable Will
  4. The Supreme Centre Part II – Augusta Taurinorum
  5. Across The Eerie Forests Of Grimland
  6. The Supreme Centre Part III – The Alchemistical Pits
  7. The Black Sun
  8. Ël Bòsch / The Wood
DURATA: 35:06
 

Bosj: Cinque anni, un demo, un ep e, finalmente, un full lenght: questo il percorso dei Grimwald, che hanno salutato l'anno nuovo rilasciando il loro primo sforzo sulla lunga distanza, "Über Grimlands Düsteren Wäldern". Nonostante il titolo, innegabilmente grim e teutonico, non fatevi ingannare: il duo composto da Helvoth (chitarra, basso e tastiere) e Sariel (voce, chitarra e basso) è piemontese, di Torino, e l'album, oltre a non contenere parti in tedesco, è un concept incentrato su Avgvsta Tavrinorvm, ossia Torino stessa.

Diverse sono le caratteristiche salienti del Black Metal del duo pagano: il sound molto classico e compatto, ma mai eccessivamente violento, gli inserti atmosferici di synth che rimandano alla scuola nostrana di dieci, quindici anni fa, l'interesse per la propria terra, racchiuso nel concept stesso e nell'utilizzo della lingua dialettale per il brano conclusivo "Ël Bòsch / The Wood", il bosco, tema pregnante del progetto, a partire dal nome della formazione.

L'approccio del duo, coadiuvato in questa prova da A. Antolovich dietro le pelli (rodato figuro nel cui curriculum figurano niente meno che i Tronus Abyss), è più riflessivo che non veloce, predilige una proposta misurata, cadenzata, a quella furiosa e oltranzista. Il risultato è un lavoro adatto ad una camminata all'aperto, apprezzando ogni sfumatura, scoprendo nuovi frammenti di storia del capoluogo piemontese. La durata contenuta, poi, ne facilita la fruizione e non lascia facili varchi per la noia, seppure, e veniamo qui a quella che è a mio avviso la nota dolente, il disco soffra nel complesso di eccessiva uniformità, forse anche a causa di una produzione pulita, ma decisamente "piatta", che non permette ai diversi elementi di uscire dai propri confini al momento giusto.

I brani si avvicendano con troppa continuità, e se escludiamo le sporadiche variazioni alla batteria, non ci sono momenti "particolari", "diversi", eccezion fatta per il cantato dell'ultimo pezzo, come accennato, in dialetto piemontese; le chitarre e la voce (tolto, di nuovo, l'ultimo pezzo) sono troppo omogenei, donando sì coerenza al platter, ma non fornendo mai una chiave di lettura alternativa, e i testi, allo stesso modo, pur pregevoli nell'idea di fondo, non hanno l'incisività, la capacità immaginifica sufficiente per fare breccia, mancano della potenza linguistica di un "Pale Folklore" o, per avvicinarci di più alla proposta dei Nostri, di un "Autumn Aurora".

Dovrebbero continuare a puntare su questi aspetti più intimi, sui luoghi che li circondano e sulle loro storie, i Grimwald, per riuscire a trasmettere maggiormente all'ascoltatore il fascino della propria terra, per creare una maggiore empatia, fondamentale in ambiti Atmospheric Black. Questo però è solo il mio punto di vista, da esterno, conoscitore solo superficiale di questa decantata Avgvsta Tavrinorum; Dope Fiend, dopo di me, originario di quei luoghi, saprà sicuramente meglio interpretare lo sforzo del duo, per me valido, ma ancora acerbo dal punto di vista emotivo.

Dope Fiend: Torino è sempre stata una città "atipica" e che attira l'attenzione: la sua geometria regolare (dono derivante dalla colonizzazione romana), i numerosi simboli massonici presenti un po' ovunque, l'essere considerata come uno dei vertici del triangolo della magia nera così come di quello della magia bianca e le varie leggende che circondano i suoi momumenti (tra i più celebri troviamo la Fontana del Frejus di Piazza Statuto, costruita su un luogo di sepoltura e alla cui sommità è posto un angelo che sarebbe nientemeno che Lucifero stesso) sono solo alcuni degli elementi che hanno contribuito alla fama del capoluogo piemontese. E, dal momento che è proprio in questi dintorni che trascorro le mie giornate, non potevo di certo sottrarmi al dare un secondo parere sul disco dei Grimwald, dopo l'ottima disamina partorita dal nostro sempre efficientissimo Bosj.

Andiamo con ordine: i Grimwald non sono i primi ad incentrare attenzioni e lirismi su Torino (a memoria, rammento anche gli Amethista che fecero la stessa cosa nel loro EP intitolato, appunto, "Augusta Taurinorum") ma, questa volta, non è il lato esoterico della città che viene analizzato. Con questo "Über Grimlands Düsteren Wäldern", i nostri mettono in musica una parte più soffusa e naturalistica, un'invocazione a forze pagane ben più antiche di ogni leggenda che questa città si porta appresso.

L'approccio compositivo principale, ben evidenziato da tracce come "Unsatisfiable Will" e "The Black Sun", affonda le sue basi in un Black Metal che trova punti di contatto con realtà come Drudkh e Lunar Aurora arrivando anche a sfiorare soluzioni non così lontane da quelle presentate dai Satyricon di "The Shadowthrone"; momenti veloci si alternano ad altri più riflessivi e distensivi che forniscono discrete zone di respiro a composizioni evidentemente pregne di ispirazione e forti convinzioni. Le due nature differenti di questa opera si possono anche ritrovare scisse: una la si percepisce nella bellissima "Moon Of Doom" (debitrice ad un riffing di natura Burzum-iana ed esaltata da una batteria che funge da tappeto ritmico costante senza essere mai eccessiva nè in velocità nè in invadenza), mentre l'altra viene sviscerata da "The Supreme Centre Part II – Augusta Taurinorum" e "Across The Eerie Forests Of Grimland", pezzi che puntano particolarmente su uno sviluppo atmosferico teso a ricreare vibrazioni intime e toccanti, un pathos altero e famelico ma, per certi versi, accogliente e ristoratore.

Altro aspetto notevole del disco è senza dubbio l'incedere lento e solenne di "The Supreme Centre Part III – The Alchemistical Pits" a cui vengono uniti sparuti tratti Ambient che donano grande consistenza ad un episodio costruito su tratti che, in ottica futura, ritengo dovrebbero essere valorizzati ed esaltati maggiormente; discorso simile si può fare anche per la conclusiva "Ël Bòsch / The Wood", una sorta di ispirata e fiera narrazione in cui spicca l'uso del dialetto piemontese. Se da una parte si nota ancora un sottofondo di "incertezza" nell'approccio generale dei Grimwald, dall'altra non posso esimermi dal lodare il prodotto partorito dal duo (che per l'occasione è diventato un trio) in quanto l'idea e la passione che spingono il progetto sono evidentemente forti e ben radicate negli animi dei musicisti.

L'accorgimento su cui forse si potrebbe lavorare fin da subito è, come già accennato, proprio il lasciare maggiore spazio alla fase più ambientale e intima della proposta che, unita alla classica feralità del Black Metal, potrebbe donare ancor più spessore, personalità e contraltari ad un sound che, fin da ora, si presenta già solido e molto ben equilibrato.

Concludo con il consigliare davvero questo "Über Grimlands Düsteren Wäldern" a chiunque sia frequentemente attratto da proposte similari anche se, in realtà, le chiavi di lettura possono essere molteplici e quindi il prodotto non è appannaggio esclusivo dei seguaci fedeli di tale filone musicale. Sentiremo ancora parlare dei Grimwald e sono sicuro che sarà in positivo. Horns up!

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