Groza - The Redemptive End

GROZA – The Redemptive End

Gruppo:Groza
Titolo:The Redemptive End
Anno:2021
Provenienza:Germania
Etichetta:AOP Records
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TRACKLIST

  1. Sunken In Styx – Part I: Submersion
  2. Sunken In Styx – Part II: Descent
  3. Elegance Of Irony
  4. The Redemptive End
  5. Nil
  6. Homewards
DURATA:42:02

Con un nome come il loro, i Groza non possono che suscitare reazioni miste fin da subito. Se il profondo legame con l’opera dei nichilisti polacchi si è reso evidente già all’interno del loro debutto Unified In Void, il suo seguito The Redemptive End sembra fornire al quartetto teutonico un certo margine di salvezza da commenti cinici e critiche fatte con lo stampino.

Innegabilmente, nomen omen, l’ombra dei Mgła si staglia ancora imperiosa sul sound dei Groza, ma dopo tre anni sono state apportate alcune migliorie alla formula utilizzata in precedenza. The Redemptive End vanta ancora dalla sua una certa essenzialità, con una durata complessiva di 42 minuti distribuiti più o meno equamente su sei tracce, e le idee proposte non vengono mai sfruttate fino a risultare stucchevoli. Allo stesso modo, i testi continuano a pescare dal calderone esistenzialista-nichilista che di questi tempi dà da mangiare a duemila altre band, però l’approccio dei tedeschi sembra avere quel certo grado di personalità sufficiente a salvarli dalla banalità.

Le innovazioni introdotte nella fine salvifica consistono in una profonda serie di venature post- intessute nella struttura profonda delle composizioni. Un po’ come nel kintsukuroi giapponese, la band ha — più o meno attivamente — frammentato il black tradizionale che ne aveva segnato il debutto per poi ricomporne le parti, rinsaldandole con legature in oro che musicalmente si traducono in aperture di ampio respiro, variazioni ritmiche degne delle produzioni rappresentative del roster di AOP e chi più ne ha più ne metta. È così, dunque, che i Groza si ripropongono nel 2021, con mine complesse e articolate quali “Elegance In Irony”, “The Redemptive End” e “Homewards”, che risultano piacevoli ma non fanno gridare al capolavoro. Allo stesso modo, le due parti di “Sunken In Styx” danno la misura di quanto siano in grado di tracciare traiettorie evolutive circonvolute e lussureggianti, pur risultando in definitiva in una suite senza infamia ma anche senza particolare lode.

Nonostante si siano parzialmente affrancati dalle critiche degli inizi, ai Groza resta rimproverabile una certa derivatività ancora piuttosto presente nella propria produzione. Sicuramente non saranno più i cloni dei Mgła, ma nelle loro trame si sente l’eco di altra gente che negli ultimi anni ha fatto il botto mediatico senza aver veramente inventato qualcosa (leggi: i Gaerea). I tedeschi hanno comunque tutte le carte in regola per farsi un nome di tutto rispetto, come dimostrano le idee e le capacità pratiche espresse in The Redemptive End, ma finché resteranno nel mare magnum del derivativo — nel quale sguazzano con discreto successo senza troppo impegno e senza troppi problemi — tutte le loro ottime potenzialità sono destinate a rimanere inespresse.

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