HAERESIARCHS OF DIS / OPHIDIAN FOREST – Darkest Origins

 
Gruppo: Hæresiarchs of Dis / Ophidian Forest
Titolo:  Darkest Origins
Anno: 2012
Provenienza:  U.S.A. / Crozia / Olanda
Etichetta: UW Records
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TRACKLIST

  1. Ophidian Forest – Densest Green
  2. Ophidian Forest – Fear Bloody Wings
  3. Ophidian Forest – Verschwiegenheit
  4. Hæresiarchs Of Dis – Black Prophecies
  5. Hæresiarchs Of Dis – Chaos Plague
  6. Hæresiarchs Of Dis – Manifestation
  7. Hæresiarchs Of Dis – Wolfmoon
  8. Hæresiarchs Of Dis – Tangible Hatred
  9. Hæresiarchs Of Dis – Heritage Of The Night
  10. Hæresiarchs Of Dis – The Devil's Whoremonger
  11. Hæresiarchs Of Dis – Blood And Souls
  12. Hæresiarchs Of Dis – Circle Of Sodomy
DURATA: 01:13:30
 

Due realtà interessanti seppur molto diverse fra loro uniscono le forze dando vita a uno split della durata di quasi un'ora e un quarto a titolo "Darkest Origins", le due formazioni in causa sono l'internazionale Ophidian Forest e la one man band statunitense Hæresiarchs Of Dis, di entrambe abbiamo già scritto su Aristocrazia, troverete quindi più di un articolo dal quale attingere.

Scopriamo cosa possiede di particolare quest'uscita, il titolo non è casuale, le scurissime origini alle quali fa riferimento indicano la presenza di dodici brani di natura demo, canzoni che appartengono al passato e ai primi passi mossi da entrambe le compagini; il suono è quindi rudimentale, scevro, ma al medesimo istante atmosfericamente valido a fornire la rappresentazione sonora che andremo a incrociare.

Apre le danze il trio composto da Amalgamoth (voce e tastiere), Zaragil (chitarra e basso) e Otrebor (batteria) con tre pezzi di lunga durata, a quanto pare pure nelle battute iniziali del loro progetto questi musicisti avevano le idee ben chiare. La loro proposta si basa su di una buona commistione d'intento tra il raw-black scandinavo anni Novanta e il ritualismo dei maestri Summoning, si è ammantati da uno spesso grigiore e le imperfezioni di una produzione ruvida e imperfetta — la batteria è quella che soffre di più risultando in certi momenti letteralmente soffocata — non fanno altro che acuire quella sensazione di ultraterreno malefico specialmente nei frangenti in cui il cantato di Amalgamoth diviene un'attestazione poetico-esoterica e le sue tastiere s'infiltrano sinistre a infittire l'ambiente di livore. Dei tre pezzi presenti quelli che meglio incarnano tale descrizione sono la seconda "Fear Bloody Wings" e la terza "Verschwiegenheit", quest'ultima fornita di venature pagan.

I trenta e poco più minuti affidati agli Ophidian Forest scorrono senza troppi problemi e tocca quindi a Cernunnos farsi sotto, le coordinate musicali sulle quali si poggiano le sue tracce non sono distanti da quelle dei suoi compagni di split, anch'egli è fautore di un black metal dallo spirito retrò, spoglio di qualsiasi orpello inutile, pesta e sferraglia evitando di pensarci troppo su. Coloro che hanno già avuto a che fare con le sue produzioni riconosceranno i titoli dei primi quattro episodi in scaletta dato che sono contenuti nel demo "Dis", mentre la quinta "Tangible Heritage" era stata inserita nella ristampa della Toadstool Enterprises limitata a sole cento copie.

Lo scream è sguaiato e straziante, le partiture thrashate affilate, alcune canzoni smanettano in velocità, mentre altre lasciano sovente spazio ad apparizioni dedite a infoltire il settore atmosferico come "Manifestation", "Wolfmoon", "Heritage Of The Night" e "Blood And Souls". Intendiamoci, i cliché dei cliché vi sono proprio tutti e vengono rispettati senza mezzi termini, tanto che non mi ha sorpreso molto trovare l'ululato di lupi in apertura del primo dei tre episodi citati, infatti l'americano più che da San Jose in California sembra provenire dalla Scandinavia e pare proprio si nutra di tale ambientazione per far confluire all'interno delle tracce quel senso di malsano caratteristico delle uscite discografiche di quella zona. Certo è che "The Devil's Whoremonger" suona decisamente death metal, per non dire alla Obituary, la cosa un po' spiazza e un po' diverte, mentre "Circle Of Sodomy" (ri-registrazione di "3rd Movement: Circle", traccia contenuta nel debutto del 2008 intitolato "Overture"), chiude lo split riconducendoci in territori stranoti ma non spiacevoli d'ascoltare.

"Darkest Origins" è un omaggio al passato consigliabile a chiunque voglia entrare in contatto, per alcuni ancora una volta, con queste due realtà, Ophidian Forest e Hæresiarchs Of Dis ve lo servono su di un piatto d'argento, a voi adesso dedicar loro un po' del vostro prezioso tempo.

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