HAGEL STONE – Where Is Your God Now?

HAGEL STONE – Where Is Your God Now?

 
Gruppo: Hagel Stone
Titolo: Where Is Your God Now?
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Sweet Poison Records
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TRACKLIST

  1. Apocalypse
  2. Hunting Ground
  3. The Anvil
  4. Razzo Rosso
  5. Under The Ice
  6. The Avenger
  7. Hey!! Can You Tell Me?!
  8. Hagel Storm
  9. Army Of Chaos
  10. The Power Of Flesh
DURATA: 54:23
 

Vi ho già parlato brevemente altre volte del valore "culturale" acquisito da uno scribacchino attraverso il confronto con una materia musicale diversa dalla solita, a patto chiaramente di affrontarla con un approccio improntato alla curiosità e alla professionalità, documentandosi e non sparando sentenze assolute. Questa volta invece vorrei sottolineare come al tempo stesso anche un gruppo possa trarre vantaggio da questa esperienza, poiché ha la possibilità di ricevere un giudizio da un punto di vista differente, più "puro" e quindi potenzialmente arricchente. È questo il caso dei ferraresi Hagel Stone, oggi trattati dal sottoscritto: chi mi conosce sa che oltre alla passione totale per il black metal, una parte del mio cuore batte per le sonorità più eroiche e tradizionali, perciò possiedo la predisposizione giusta per recepire "Where Is Your God Now?", anche se magari potrei essere carente di un po' di conoscenza storica del settore, ma spero che di questo mi perdonerete.

La musica del quartetto — formato nel febbraio del 2010 —  è un heavy metal epico e massiccio, che utilizza sovente andature cadenzate per esprimere il proprio pathos e privilegia strutture semplici e dirette, ma non banali, per veicolare il proprio messaggio. Questo significa che l'umore generale del disco è omogeneo e coerente, tuttavia ogni brano è personalizzato a dovere per esprimersi anche singolarmente, fuori dal contesto complessivo.

La figura fondamentale all'interno del gruppo è certamente quella di Riz: il Nostro infatti si occupa sia delle chitarre che del cantato. Le sei corde sono bilanciate in maniera ottimale fra sezioni rocciose e potenti, altre melodiche e assoli ben incastonati; in "Hunting Ground" addirittura la prova solistica è di stampo neoclassico. Allo stesso modo l'interpretazione vocale è sempre dinamica e sentita, molto enfatica, specie quando si abbassa di tono; lo spettro sonoro utilizzato è praticamente totale, poiché qua e là troviamo acuti altissimi e addirittura passaggi "ringhiati" quasi in growl. A questo riguardo devo ammettere di condividere con alcuni colleghi qualche perplessità sulla riuscita della parti più alte, come nel finale di "Apocalypse" (quando fungono da seconde voci), in quanto sono forse troppo stridule e poco virili (se mi passate il termine); c'è da dire comunque che l'uso fattone è davvero ridotto. Intravvedo invece potenzialità nell'uso dell'italiano (situazione che adoro), come si può dedurre da "Razzo Rosso": Riz si muove a suo agio, con metriche naturali e testi di grande presa. Mi piace molto inoltre l'accostamento linguistico fra termini meno comuni e l'immediatezza dei ritornelli, grazie al quale il tono non scade mai nel pacchiano; aspetto per cui qui in Italia siamo sempre molto critici, ignorando la lunga stirpe di testi "manowariani", purché siano appunto in inglese, che fa sempre più figo. Muovo un unico appunto sulla dizione di alcune parole che ho fatto fatica a carpire senza il testo sotto mano, ma se ciò può spingere ad aprire il libretto e dedicarsi alla lettura, allora ben venga!

L'ottimo lavoro in fase di produzione, con suoni moderni e potenti, eppure credibili e per nulla artefatti, consente di apprezzare anche il resto della formazione e ogni singolo dettaglio inserito nel puzzle. Le tessere musicali sono davvero tante: le tastiere di Matteo, mai invadenti, collaborano nella creazione dell'atmosfera, senza abbassare il livello metallico delle canzoni; la sezione ritmica di Ale (batteria) e Gerri (basso) dal canto suo è puntuale e possente.

L'heavy dei ferraresi si contamina con facilità e spontaneità nel corso della scaletta. La già citata "Razzo Rosso" ha movenze leggermente power, mentre "Hey!! Can You Tell Me?!" è un brano dal gusto medioevale e folk, un po' come i Rhapsody di "The Village Of Dwarves". A mio avviso è splendida e commovente la ballata "Under The Ice", capace di coniugare un'anima romantica al lato metallico della band, garantendo sia emozioni che potenza. Infine se composizioni come "The Anvil" e "The Avenger" sono il fiore all'occhiello della cifra stilistica degli Hagel Stone, energiche e dotate di ritornelli da cantare a squarciagola, il gruppo ferrarese se la cava piuttosto bene anche aumentando la velocità: a dimostrarlo c'è la trascinante "Army Of Chaos".

Dovendo trovare qualche difetto a "Where Is Your God?", detto degli acuti di Riz, certamente il libretto non è al livello qualitativo del resto del "pacchetto": le informazioni contenute sono essenziali (testi, crediti e ringraziamenti), invece la grafica interna sa troppo di posticcio; i testi inseriti con effetto "carta bruciata" dal canto loro sono di difficile fruizione (capitemi: sono miope!) e bruttini da vedere. Da un punto di vista "strategico" sorprende un po' la scelta di posizionare gli otto minuti di "Apocalypse" in apertura, comprensivi di introduzione sinfonica annessa, quando probabilmente un brano più snello e diretto avrebbe facilitato l'approccio all'ascoltatore, specie le prime volte, evitando magari le difficoltà che ho avuto anche io inizialmente; in altrettanta maniera un pezzo più veloce posto nella prima metà di scaletta l'avrebbe resa più frizzante.

Al di là di questi appunti, doverosi per correttezza professionale, ma secondari alla luce della qualità musicale offerta dall'album, non posso che promuovere totalmente gli Hagel Stone, gruppo al primo album eppure sicuramente pronto e capace di concretizzare le proprie idee. Non è da tutti infatti gestire un minutaggio così elevato senza incorrere in cali di ispirazione. "Where Is Your God?" è un ottimo prodotto, sentito e godevole: ve lo consiglio caldamente a tutto volume!

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