HAIDUK – Spellbook

 
Gruppo: Haiduk
Titolo:  Spellbook
Anno: 2012
Provenienza:  Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Lich
  2. Stormcall
  3. Black Wind
  4. Maelstrom
  5. Forcefield
  6. Hex
  7. Tremor
  8. Fire Wield
  9. Lightning
  10. Vortex
DURATA: 32:50
 

Dal cuore del Canada, da Calgary, principale città dell'Alberta, emerge la creatura Haiduk, oscura e ribollente entità dedicata a un death venato di melodia e sfumature thrashy. La mente dietro tutto questo, il chitarrista e cantante (nonché autore di tutto il resto, trattandosi di una one man band) Luka Milojica, ha le idee ben chiare: laddove molte, moltissime uscite di death melodico scadono nella mediocrità, nella mancanza di personalità e nei suoni piatti che fecero la sfortuna della scena sul finire degli anni '90, il canadese sbaraglia completamente la concorrenza, confezionando un album dalla viva personalità e da una solidità strutturale indiscutibile.

"Spellbook", full lenght di debutto e seguito del demo "Plagueswept" datato 2010, è un concept album in dieci brani che, come evincibile dai titoli di disco e brani, parla di magia nera e incantesimi: ogni brano è dedicato a una diversa formula magica e nel dettagliato booklet, anziché il testo del pezzo, si trova un'ampia e dettagliata descrizione dell'incantesimo stesso, fornendo all'album un'interessante e decisamente poco comune impostazione enciclopedica.

Dal punto di vista musicale, Milojica, che si definisce primamente chitarrista, lascia facilmente intravedere le sue origini di axeman strutturando le composizioni qui presenti in modo tale che il loro fulcro sia sempre rinvenibile nel massiccio, monolitico riffing che permea l'intero lavoro. Questo, se da un lato comporta una poca se non nulla varietà nella forma canzone delle dieci diverse tracce (riff, riff, riff e ancora riff), dall'altro mette in luce tutte le abilità compositive del canadese, in grado di inanellare pezzi molto compatti, brevi e d'impatto, senza allontanarsi dal solco del componimento death/thrash di facile assimilazione. Momenti come l'attacco di "Maelstrom" non potranno che farvi saltellare in giro per la stanza, garantito. Aggiungiamo poi una produzione ottima e funzionale, in grado di donare spessore a ogni singola plettrata, e il gioco è fatto: drum machine di supporto a cavalcate violentissime e al fulmicotone dietro ogni angolo, growl bestiale mai invadente (di nuovo, per lasciare visibilità alle chitarre), ritmi sempre alti e intrattenimento assicurato, a dimostrazione che il death metal può dire molto in tutte le sue forme, anche quelle più accessibili, se il materiale è scritto a mestiere.

Ciò che "Spellbook" non è: un album vario.
Ciò che "Spellbook" è: un lavoro personale e ottimamente caratterizzato, esempio di come si dovrebbe comporre, suonare e produrre un disco.

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