HAIKU FUNERAL – Decadent Luminosity

Gruppo:Haiku Funeral
Titolo:Decadent Luminosity
Anno:2018
Provenienza:Francia
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Scientia Intra Satana
  2. НимA
  3. Луната Свети Като Смърт
  4. The Crown Of His Glory
  5. The Dreams Of Celestial Beings
  6. Dreaming Kali In The Temple Of Fire
  7. Lacerate The Light
  8. Vision Pit
  9. Oktobersnö
  10. Poem Of Infernal Flesh
  11. Terror Opens Its Mouth
  12. Endlessly
DURATA:01:26:41

La musica degli Haiku Funeral non è affatto di facile ascolto, lo avevamo già capito da Hallucinations; tuttavia, per rincarare la dose, il duo francese torna alla ribalta con un doppio album.

L’ora e mezza scarsa di Decadent Luminosity è suddivisa in due parti di durata pressoché identica, nominate con le due parole che formano il titolo dell’opera. I dischi si differenziano l’uno dall’altro anche stilisticamente, con il primo a dare sfogo all’anima più aggressiva e spietata della band, mentre il secondo è più orientato su toni ritualistici e atmosferici; in entrambi i casi, la musica del duo evoca suggestioni demoniache e suona a tutti gli effetti come lo svolgimento di una cerimonia satanica.

Le sei mostruosità infernali del lato Decadent si manifestano sui ritmi scanditi da una batteria elettronica dai toni industriali e talvolta marziali: relativamente lenti e minacciosi, ma al contempo arricchiti da svariati suoni distorti e, in qualche occasione, vicini a una forma malsana di trip-hop. I beat sono spesso accompagnati da un basso dinamico e impetuoso che rappresenta uno dei principali fattori che rendono questa prima parte dell’opera realmente intensa: pur essendoci alcuni momenti di pausa, infatti, il disco nella sua interezza suona vigoroso e prepotente grazie alla sezione ritmica.

Tra le molte presenze malevole che infestano l’album, una delle più variegate è indubbiamente quella dei sintetizzatori, le cui forme spaziano dai classici cori (anti-)religiosi a suoni lugubri d’atmosfera, passando prima per l’organo che compare nel finale di “Scientia Intra Satana”, poi per le tendenze sinfonico-industriali di “Луната Свети Като Смърт”, arrivando infine alle sensazioni di matrice indiana di “Dreaming Kali In The Temple Of Fire” rese più realistiche da un vero sitar, il tutto con una certa psichedelia di fondo.

Al contrario, Luminosity è molto più vicino all’ambient, spogliandosi degli elementi più estremi e mantenendo intatta l’inquietudine ritualistica di cui è pregno: se da un lato la musica prende una piega più meditativa, dall’altro le atmosfere sono le stesse di Decadent e il connubio tra queste due caratteristiche pare inscenare l’evocazione di demoni interiori. La presenza delle percussioni diventa molto più rarefatta e si palesa solo in determinati momenti con suoni industriali; lo stesso si può dire del basso, che in questo caso sembra svolgere il ruolo della voce di un abisso infernale, come accade in “Vision Pit”.

Tramite l’ottimo uso degli elementi in gioco — soprattutto i sintetizzatori — gli Haiku Funeral manipolano le sei tracce, donando ad ognuna una propria personalità: “Oktobersnö” sembra tendere leggermente verso il neofolk, mentre “Terror Opens Its Mouth” suona arida, desertica; “Endlessly”, invece, riempie il proprio quarto d’ora riprendendo sonorità ispirate alla cultura della Penisola Indiana.

Una costante — seppur in continua mutazione — dei due dischi è la varietà dell’elemento vocale: a volte si ha la sensazione di ascoltare un sacerdote devoto al Demonio decantare la propria cerimonia; in altre occasioni, invece, è Lucifero stesso a spargere il Male con le proprie parole; inoltre, non mancano all’appello sussurri, parti teatrali o di spoken word, uno scream vicino al black metal e voci femminili. In aggiunta, i testi sono scritti principalmente in inglese e in russo, con un brano in norvegese e un passaggio in latino; le tematiche — laddove mi è possibile comprenderle — sono adatte al contesto musicale: rendono omaggio a Satana e soci, descrivono rituali dedicati con tanto di riferimenti sessuali, dove tale espressione indica versi quali «Suck the gods from my cock».

Decadent Luminosity può anche vantare i contributi di un discreto numero di ospiti: ben cinque riguardanti il comparto vocale e altri tre per quello strumentale, con l’inserimento di percussioni, sassofono e violino che possono essere uditi in vari momenti dell’album e arricchiscono ulteriormente l’arsenale a disposizione della band. Le ultime note di merito vanno al master a cura di un certo Greg Chandler, che garantisce l’ottima cura del suono, e al lavoro grafico interamente basato sull’unione tra il nero e i colori caldi, con un immaginario dai toni esoterico-satanici.

Dura un’ora e mezza ed è pesante sotto diversi aspetti, ma una proposta così particolare, surreale e allucinogena come quella degli Haiku Funeral difficilmente lascia delusi o indifferenti. Decadent Luminosity è un’opera a dir poco affascinante, che mostra un’altra faccia della solita musica malvagia a cui siamo abituati.

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