HAIKU FUNERAL – Hallucinations

Gruppo:Haiku Funeral
Titolo:Hallucinations
Anno:2016
Provenienza:Francia
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. The First Amphetamine Kiss
  2. Hallucinations
  3. Разграждане
  4. Гласът
  5. Suicide Organ
  6. Servants Of Fire
  7. Darkest Day Of the Year
  8. Faiths Black Orgasm
  9. The Final Amphetamine Kiss
  10. The Last Hallucination Of Christ
DURATA:53:41

Immaginate di avere l’opportunità di partecipare a una spedizione archeologica in Medio Oriente, durante la quale — in modo del tutto inaspettato — scoprirete i resti di una città dall’aspetto industriale e vagamente futuristico, appartenente a una qualche antica civiltà aliena ormai estinta. No, non ho rubato la trama a un film fantascientifico di serie B: è semplicemente l’immaginario che la mia mente ha generato durante l’ascolto del nuovo album degli Haiku Funeral.

Non è un caso che gli extraterrestri autori di questo disco abbiano scelto un titolo come “Hallucinations”, poiché le visioni di altre realtà avranno modo di proliferare scorrendo le tracce; la band — nella realtà proveniente dalla Francia — suona un personalissimo ibrido di Elettronica, Metal e Ambient, frullati in modo da ottenere un sound lisergico da incubo. L’importanza del lato atmosferico della proposta appare evidente, considerando la presenza ingombrante di brani dominati in modo pressoché totale da tastiere e sintetizzatori, che complessivamente costituiscono oltre metà del lavoro; tra questi spiccano la lunga e conclusiva “The Last Hallucination Of Christ”, riconducibile a un Ambient-Drone industriale, e “Suicide Organ”, nella quale una voce filtrata narra una scena dalle tonalità horror e in un certo senso erotiche. La tematica della sensualità viene spesso riproposta anche musicalmente sotto forma di suoni e melodie dal sapore mediorientale, risultando una presenza non sempre in primo piano ma comunque percepibile per buona parte dell’album.

Nei pezzi più vicini al mondo Metal, il ruolo di protagonista va a un basso ultra-distorto, capace di sfornare riff che abbracciano il mondo Doom tanto quanto quello Black, inglobando nel mezzo qualche piccolo richiamo Death; in varie fasi tuttavia le origini Prog del musicista che lo suona vengono rivelate in modo abbastanza palese, arrivando ad avvicinarsi anche a passaggi Jazz in “Glasat”. I tempi vengono scanditi da una batteria accompagnata in più occasioni da una possente cassa elettronica e da altre percussioni di stampo industriale; prendendo spunto dai generi menzionati poco fa, le ritmiche variano a seconda del brano, mantenendosi quasi sempre sincopate e non eccessivamente spinte. A decantare le liriche troviamo uno scream acido a tratti alterato da filtri ed effetti vari, in grado anche di assumere una sorta di teatralità da cinema dei decenni passati quando necessario; nonostante il buon numero di tracce strumentali, le parole scelte nei testi ribadiscono la volontà di unire toni allucinogeni, erotici e inquietanti in una maniera che sembra quasi fondere i migliori Cradle Of Filth alla follia degli Acid Bath.

“Hallucinations” è un disco costantemente pervaso da atmosfere di mondi ignoti, misteriose e proprio per questo intriganti, perfettamente rappresentate dal lavoro grafico impostato su tonalità luminose e allo stesso tempo arcane; meccanico nell’incedere, alieno nelle sensazioni e umano nella naturale curiosità che ci spinge a esplorare ciò che non conosciamo. Per la sua struttura imprevedibile e per i suoi suoni non convenzionali, non è un album adatto a un qualunque amante della musica; tuttavia, se tra i vostri ascolti annoverate Metal estremo, Elettronica e sonorità psichedeliche, o se più in generale siete sempre alla ricerca di qualcosa di sperimentale, potreste aver trovato un lavoro degno di essere approfondito.

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