HALTER – Omnipresence Of Rat Race – Aristocrazia Webzine

HALTER – Omnipresence Of Rat Race

Gruppo: Halter
Titolo: Omnipresence Of Rat Race
Anno: 2013
Ristampa: 2020
Provenienza: Russia
Etichetta: Wroth Emitter Productions
Contatti: Bandcamp  Soundcloud
TRACKLIST

  1. …Of The Part Of Herd
  2. Graves Are Not Full
  3. Zone Of Alienation
  4. Autumn Night
  5. Grey-blooded
  6. Water Through My Fingers
  7. Wintry Day
  8. [traccia vuota]
  9. Zone Of Alienation 2020 [traccia bonus]
DURATA: 01:09:26

Non mi capita tutti i giorni di parlare di band provenienti dalla Russia, per cui gli Halter di Jaroslavl’ sono un’assai piacevole sorpresa sia dal punto di vista geografico che musicale. Il gruppo ha alle spalle un album piuttosto recente dal titolo The Principles Of Human Being, uscito nel luglio 2020 su etichetta indipendente, ma quella che ho tra le mani è invece la ristampa del debutto Omnipresence Of Rat Race, uscito nel 2013 per MFL Records e riproposto nella sua forma originale senza modifiche dall’etichetta Wroth Emitter.

Gli Halter propongono un death-doom marcissimo e molto old school, nella scheda di presentazione leggo accenni a stoner e sludge, ma a dire il vero non ho trovato nulla del genere. Al massimo ci sono brani più orientati verso il death piuttosto che il doom o viceversa: per esempio “Graves Are Not Full”, oltre a presentare un’intro con voce femminile che manca nell’edizione del 2013, a livello musicale possiede tendenze assai più death della traccia che la precede. In alcuni punti si toccano vette quasi funeral doom, come in “Of The Part Of Herd” o “Zone Of Alienation”, in altri invece ci viene presentato un doom tipico degli anni Novanta, con suoni che qua e là mi riportano ai Candlemass dei bei tempi (cito “Autumn Night” e “Water Through My Fingers”), se non fosse che qui la voce non accenna una melodia nemmeno per sbaglio e rimane fissa su un growl scuro e cavernoso per più di un’ora. Ritroviamo poi “Zone Of Alienation” anche in chiusura, come traccia bonus rimasterizzata in una tonalità differente e con suoni più rifiniti e moderni, oltre che armonie nei riff che in qualche modo riempiono un brano di per sé già bello colmo di materiale. A livello ritmico è invece molto interessante il modo in cui “Wintry Day” riesce a catturare l’attenzione con un’ipnotica cadenza da marcia funebre, la quale non presenta però alcuna intenzione lamentosa, semmai bella incazzata.

Non sorprende inoltre che i brani siano tutti di una lunghezza che supera i sei minuti, è invece soddisfacente notare che, sebbene come accennato alcuni abbiano tendenze più death e altri più doom, a volte all’interno dello stesso pezzo ci siano passaggi o accordi specifici in cui i due generi si mescolano in modo così articolato da trovarmi in difficoltà a scinderli. Gli assoli sono infine tutti molto melodici e ben curati, a volte dal sapore perfino jazz o blues, quasi in contrasto con i riff mastodontici che li contornano.

Gli Halter non hanno ancora compiuto dieci anni di attività e in qualche modo sorprende che il loro disco di debutto fosse così ben fatto, studiato e anche ricercato. Omnipresence Of Rat Race colpisce non tanto per l’originalità delle soluzioni adottate, quanto per la maniera in cui ci vengono presentate: è un disco che sa rendersi davvero interessante anche all’interno di un panorama piuttosto affollato.