HAMMERED – The Beginning

 
Gruppo: Hammered
Titolo:  The Beginning
Anno: 2013
Provenienza:  Italia
Etichetta: Punishment 18 Records
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TRACKLIST

  1.  No Time For Us
  2. Space Invaders
  3. See You In Hell
  4. Masters Of Your Nightmares
  5. Money
  6. Bloody Fields
  7. From Paradise To Hell
  8. The Five Hunters
  9. Never Dies
  10. Wait For Sleep [cover Dream Theater]
DURATA: 47:37
 

I goriziani Hammered ce ne hanno messo di tempo per rilasciare il debutto "The Beginning", la formazione infatti è in giro ormai da oltre una decade  — in precedenza con il nome Trauma — e dopo aver pubblicato il demo "2010… Live The Terror" nel 2006 ha fatto trascorrere ben altri sette anni prima di tirar fuori la prima uscita di lunga durata.

La volontà e la passione bastano a ottenere buoni risultati? A quanto sembra no. Purtroppo l'ascolto del loro album da un lato conferma il fatto che il quartetto adori in maniera viscerale le sonorità anni Ottanta, sia per ciò che concerne le band albioniche della N.W.O.B.H.M che quelle thrash in grado di miscelarlo con soluzioni maggiormente heavy, melodiche o speed a contendersi il destino — o se preferite la riuscita — dei vari episodi; dall'altro invece a causa delle carenze mostrate da un songwriting alle volte sin troppo prevedibile, da una produzione che fa suonare i pezzi molto retrò non garantendo loro però la presenza della brillantezza grezza caratteristica di quel periodo e soprattutto indebolito da una prestazione vocale deludente non nella forma quanto nella sostanza — Andrea Csàszàr non riesce a imprimere cambi di marcia o almeno a far sì che trapeli un minimo di coinvolgimento, il suo approccio è decisamente piatto —, il valore di "The Beginning" viene ridimensionato di passaggio in passaggio nello stereo, limandosi sino a giungere a una sufficienza stiracchiata, a voler essere buoni.

Sinceramente mi dispiace dover dire che non ci siamo, le proposte di questo tipo odiernamente abbondano e la qualità è spesso elevata, ovviamente — chi più, chi meno — paga il dazio della derivazione dai grandi giganti del passato, nello specifico caso comunque non è di certo questo il problema, infatti pur salvando brani come "Space Invaders", "The Five Hunters" e "Never Dies", pur apprezzando il piacevole lavoro svolto dal basso in apertura di "Bloody Fields", pare impossibile non segnalare la presenza di un grosso riempitivo qual è "Money" e una "See You In Hell" che viene praticamente resa vana dal cantato che ne smorza i toni lacerandone l'incisività e spogliandola del tutto della grinta.

L'avventura degli Hammered inizia qui, non è andato tutto nel verso giusto, ma si son comunque piantate le basi per il futuro, adesso bisogna rimettersi sotto e impegnarsi modificando il tiro, dando una decisa inquadrata agli aspetti che al momento non convincono appieno e che li risucchiano in un'area grigia, zona nella quale peraltro è facile impantanarsi per qualsiasi band. Vedremo più in là cosa saranno capaci di offrire, per ora non mi rimane altro che far loro un grosso in bocca al lupo.

 

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