HAMMERHANDS – Glaciers

 
Gruppo: Hammerhands
Titolo:  Glaciers
Anno: 2013
Provenienza: Mississagua, Ontario, Canada
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Floods
  2. Analysis Paralysis
  3. Glaciers
  4. Meatbags
  5. Lasciate Ogne Spreranza, Voi Ch'Intrate
  6. Equus
DURATA: 62:10
 

Canadesi, debuttanti, pesantissimi: tre aggettivi più che sufficienti per definire gli Hammerhands, quartetto di Mississagua, Ontario. Di nuovo, ci troviamo alle prese con l'eredità dei Neurosis e dei loro "figli", dagli Isis ai Pelican ai Cult Of Luna a quella serie sterminata di formazioni che, chi più chi meno, ha fatto dello sludge la propria missione.

Gli Hammerhands, dal canto loro, si attestano su coordinate che di ambient e atmosferico in generale hanno piuttosto poco, a meno che con quest'ultimo aggettivo non si intenda un unico riverbero di chitarra tirato e allungato per cinque, dieci, venti minuti. Il corpo centrale dell'operato dei Canadesi, infatti, è un monolitico, asfissiante e nero lavoro chitarristico che oscura più o meno tutto il resto, fatto salvo l'interludio "Lasciate Ogne Spreranza…" (sì, è proprio sbagliata la grafia da parte della band, non è una svista nostra). Posto che questo stupro citazionistico dura poco più di un minuto, è chiaro come nell'economia complessiva di "Glaciers" il suo valore sia estremamente circoscritto.

E allora chitarre, chitarre e chitarre, distorsioni, distorsioni e distorsioni. E poi effetti, fuzz, loop e ancora distorsioni. I testi e il cantato sono decisamente secondari rispetto alla strumentazione: la conclusiva "Equus", ad esempio, trenta minuti suonati di brano, vanta un testo di ben sette versi, il resto sono ventotto minuti di chitarra mononota che si trascina pachidermicamente attraverso l'abisso creato dagli Hammerhands.

Non c'è modo di dire se "Glaciers" sia un disco "bello", perché è troppo, troppo criptico e pesante per poter essere valutato in termini classici. Innegabile è che i ragazzi abbiano confezionato un'ottima autoproduzione, dal digipak (anche questo estremamente minimale e oscuro, fin nell'utilizzo di immagini e colori) ai suoni, come altrettanto innegabile è che questo album sia fottutamente impenetrabile. Una pesantezza, insondabilità e indecifrabilità incredibili permeano il primo lavoro degli Hammerhands, rendendolo un prodotto per pochi, e anche quei pochi, se non nella giusta predisposizione, potrebbero faticare ad apprezzarne i claustrofobici anfratti. Solo per stomaci forti.

 

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