HANDS OF ORLAC – Hands Of Orlac

 
Gruppo: Hands Of Orlac
Titolo: Hands Of Orlac
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Horror Records
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TRACKLIST

  1. Hands Of Orlac
  2. Lucinda
  3. Demoniac City [cover Black Hole]
  4. Into The Prison Of Sleep
  5. Vengeance From The Grave
  6. Castle Of Blood
  7. Witches Hammer
DURATA: 39:29
 

Difficile, anche per chi come me non è proprio un amante di questi generi, non notare la schiera di band Heavy-Doom dedite all'occulto che stanno saltando fuori negli ultimi tempi: penso ai Blood Ceremony o ai Jex Thoth, ed essendo entrambi i gruppi citati capitanati da una donna non posso non associare a questa corrente anche i nostrani Hands Of Orlac. Il quintetto romano, dopo una demo del 2010, pubblica il debutto eponimo l'anno successivo.

Chi è avvezzo a queste sonorità avrà certamente già capito le coordinate stilistiche su cui si muove il disco, il richiamo a grandi nomi quali Black Sabbath e Candlemass, oltre che alle realtà citate in apertura, è evidente; in particolar modo l'uso del flauto e le linee vocali, entrambi strumenti di The Sorceress, non possono che portare alla mente i canadesi Blood Ceremony. Il legame con il passato è molto forte, specialmente nei passaggi più sabbathiani ("Lucinda" e "Witches Hammer") o comunque molto vicini all'Heavy, la traccia che porta il titolo dell'album posta in apertura mette subito in evidenza questo aspetto; troviamo inoltre una cover di "Demoniac City" dei connazionali Black Hole, a dare un'ulteriore prova di ciò. Molto evocative le parti in cui è il Doom a prendere il sopravvento, "Castle Of Blood" suona molto cerimoniale come anche il finale della già citata "Lucinda", che in effetti racchiude un po' tutti i lati degli Hands Of Orlac, risultando una della tracce più riuscite dell'album. Unica piccola pecca forse può risultare l'intermezzo "Into The Prison Of Sleep", posto esattamente a metà: buona l'idea, ma la parte iniziale fatta solo di parole potrebbe risultare troppo lunga per alcuni ascoltatori, tuttavia non sarà comunque ciò a rovinare un lavoro di tutto rispetto.

Di certo chi è alla ricerca di originalità e sperimentazioni folli può stare alla larga da "Hands Of Orlac", poiché è un sound che deriva da anni in cui l'importante era fare buona musica; al contrario di oggi in cui a volte ci si trova di fronte a pseudo-avanguardisti inconcludenti che badano più ad apparire strambi che alla qualità reale delle composizioni, e questo lo dice uno che nelle sperimentazioni ci sguazza con molto piacere. Se avete apprezzato le band citate nell'incipit, non dovreste lasciarvi scappare questo lavoro, non ha nulla da invidiare a realtà già affermate.

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