HANGING GARDEN – Backwoods Sessions II

Gruppo:Hanging Garden
Titolo:Backwoods Sessions II
Anno:2019
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Lifeforce Records
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TRACKLIST

  1. Kouta
  2. As Above, So Below
  3. One Hundred Years
  4. Hearthfire
  5. Ennen
DURATA:28:34

Non sapevo nulla degli Hanging Garden fino a una manciata di settimane fa, quando ho incrociato il video di “Kouta” su YouTube durante alcune ricerche del male iniziate coi Daylight Dies, ed è stato amore fin dal primissimo ascolto. La band finlandese si presenta capace di arrangiare in chiave doom metal parte di una cupa poesia dal sapore romantico di uno storico autore finnico, pur avvicinandosi alle sonorità dei Katatonia e a quelle dei Massive Attack e cantando in lingua madre. A pochi giorni dalla nomina della Finlandia come paese più felice del mondo, dunque, viene proprio da farsi due domande, perché gli Hanging Garden sono tutt’altro che un gruppo di felicioni.

Dopo qualche approfondimento, ho rapidamente scoperto che il loro primo EP intitolato Backwoods Sessions, pubblicato nel dicembre 2015, consisteva di cinque canzoni, filmate e registrate in uno studio-baita disperso tra i boschi di Pernaja (un ex comune del sud della nazione, abitato, secondo stime dello scorso decennio, da meno di quattro mila anime), tra cui salta all’occhio una felicissima cover di “Dream Brother” di Jeff Buckley. Quattro anni, un album, un EP e un singolo dopo, gli Hanging Garden sono tornati a immergersi nell’isolamento boschivo e hanno realizzato il qui presente Backwoods Sessions II, nel quale hanno incluso cinque brani estratti dal loro disco più recente (I Am Become), tirandoli fuori dal freddo grigiore di una produzione perfetta e sintetica per calarli all’interno di un contesto più reale e meno plastificato. Il risultato è una mezz’ora di buio tangibile, concreto, a tratti sognante, in cui si mescolano pacificamente lingue e culture, distorsioni monolitiche e riff dal piglio post-rock, armonie vocali, scream e growl.

Dal punto di vista meramente pratico, una cosa che mi ha molto colpito di Backwoods Session II è la maniera in cui si apre e si chiude. L’inizio è affidato a “Kouta”, a cui facevo riferimento in prima battuta: un brano ispirato appunto alla poesia omonima di Eino Leino che attacca un po’ come una filastrocca, con voci processate che si riverberano e riecheggiano in un loop ipnotico. La fine, invece, è in mano a “Ennen”, un pezzo-storia-lacrime-strappa che mi fa tornare alla mente “The One You Are Looking For (Is Not Here)” e che si conclude con un toccante «Touch my skin and recite the lullaby with me until the end of time» ripetuto fino allo sfinimento di quel poco di anima che resta, arrivati a questo punto dell’ascolto (e della vita). E che mondo sarebbe se nel mezzo di tutto ciò non ci fosse un brano come “As Above, So Below”, che si apre con una citazione da un oscuro e infame libro scritto da un tale arabo pazzo («Se kuollut ei oo mi voi iäti maata / Aikojen myötä voi kuolokin laata / Se kuollut ei oo»)?

Di certo, il contro di un’opera di questo tipo è senza ombra di dubbio che non aggiunge nulla di concretamente nuovo alla discografia della band, anche perché si tratta di un EP esclusivamente digitale. D’altro canto, se Backwoods Sessions II ha un pro, è certamente quello di presentare in maniera esemplare gli Hanging Garden a chi li incontra per la prima volta, offrendo all’ascoltatore una raccolta dei momenti migliori del loro ultimo album in un formato molto più — passatemi il termine — naturale e vicino a ciò che potrebbero trovarsi di fronte dal vivo.

Lasciatevi stregare dalle atmosfere di “Kouta”, cogliere di sorpresa dal lato oscuro di “One Hundred Years” e infine ammaliare dalla bellezza di “Ennen”: per i fan del doom, il Paese più felice del mondo è sempre una bella garanzia!

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