HARASAI – Psychotic Kingdom

 
Gruppo: Harasai
Titolo:  Psychotic Kingdom
Anno: 2013
Provenienza:  Germania
Etichetta: Quality Steel Records
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TRACKLIST

  1. Resist To Rebuild
  2. The Liquid Everything
  3. Three Kings
  4. The Art Of The Sun
  5. Skywards We Fly
  6. Heretic Souls
  7. Psychotic Kingdom
  8. Dying Race Domain
  9. In Circles Forever
  10. Reflections
DURATA: 50:48
 

Al giorno d'oggi scrivere di death melodico è divenuto alquanto complicato. Pur mettendo da parte l'astio rivolto in direzione di questo stile di coloro che non ne hanno mai accettato l'esistenza, la colpa di tale difficoltà risiede nell'evoluzione dello stesso, che si è sputtanato e reso alle volte estremamente ridicolo, a causa di inflessioni nel suono poco gradite e al limite dell'adolescenziale-pop-comico, per non dire intollerabili, per chiunque ascolti le uscite prodotte sin dagli anni Novanta. Eppure c'è ancora chi tiene alta la testa, non inventando nulla, questo sia chiaro, ma mostrando di avere compreso e assorbito le lezioni impartite in passato dai grandi nomi. Partendo da quella base, c'è chi ha dato prova di saper comporre della buona musica e in tal senso un esempio concreto lo forniscono i tedeschi Harasai.

Il quintetto al tempo del debutto "The I – Conception" aveva fatto intendere di possedere le doti e la dimestichezza necessarie per muoversi all'interno di questo panorama, evitando rovinose cadute di stile. Adesso, a tre anni di distanza da quell'uscita, torna a confermare quanto pronosticato, mettendo sul piatto il secondo album, "Psychotic Kingdom", che si gioca la partita, conscio di poter ottenere un buon risultato. I riferimenti continuano a essere i soliti: prendiamo quindi in considerazione Dark Tranquillity, In Flames e At The Gates come fonti primarie e aggiungiamo sprazzi di Opeth e tratti sognanti/epici di stampo finnico; per fare un nome potrei citare gli Insomnium, anche se i teutonici non sono così esageratamente aperti e malincolici nell'esporsi.

Una volta inserito il cd e sin dalle note d'apertura di una irruenta "Resist To Rebuild", verrete inondati da una proposta che ruota intorno alla combinazione azzeccata di impatto e atmosfere. Il gruppo ha composto un disco equilibrato, capace di piantare i piedi, inserendosi nell'orecchio tramite un aumento netto della velocità in chiave ritmica o approfittando di soluzioni decisamente più abbordabili e orecchiabili. Sarà quindi facile imbattersi in aperture acustiche improvvise come quelle riscontrabili in "The Liquid Everything", "Three Kings" e quella posta all'inizio di "The Art Of The Sun"  — alla quale viene accoppiata anche la voce pulita, che ritroviamo anche nel ritornello vagamente alla Dan Swanö che si fa strada in "In Circles Forever" —, quanto scontrarsi con episodi più robusti e intensi quali "Heretic Souls", "Psychotic Kingdom" e "Dying Race Domain".

La produzione è genuina, sebbene un tantino sotto tono rispetto alla precedente e affidata non più alle mani di Swanö, bensì all'accoppiata formata da Sebastian Levermann (musicista dei connazionali Oden Organ) e Dennis Koehne (ingegnere del suono che ha collaborato con Caliban, Tiamat e Lacuna Coil).

Insieme alle buone doti compositive e alla solidità in fase sia di creazione che d'esecuzione dei pezzi fa degli Harasai e di "Psychotic Kingdom" un'accoppiata che gli appassionati sostenitori del melodic death troveranno alquanto piacevole e di conseguenza una compagnia gradita alla quale si potrebbe sicuramente concedere un po' del proprio tempo. Tenetela a mente.

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