HARSK – Engineering Armageddon

 
Gruppo: Harsk
Titolo:  Engineering Armageddon
Anno: 2013
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Engineering Armageddon
  2. One Million Dead
  3. Rust Pt. 1
  4. Oathbreaker
  5. Transformation
  6. Feed The Fire
  7. Rust Pt. 2
  8. Fall From Equilibrium
DURATA: 48:40
 

I norvegesi Harsk hanno ormai alle spalle una decade d'attività: nati nel 2003, hanno pubblicato sinora il demo "Lazarus" nel 2008, seguito dai due mini "Promises Of A Brave New World" nello stesso anno e "Proteus" nel 2010. E proprio il 2010 ha visto dare alla luce anche il loro primo album intitolato "The End". Il quintetto di Molde, oggi composto da Eirik Wolfenstein (voce), Odd Magne Risan (chitarra), Hans Eidseter (basso), Ivar A. Nyland (tastiere) e Vegard Ytterdal Larsen (batteria), ha rilasciato invece il secondo album "Engineering Armageddon", oggetto di questa recensione, nel 2013.

La proposta continua a seguire la direzione intrapresa in passato, basandosi su di un progressive metal che si esprime evitando contorsionismi tecnici. Il suono fluttua tra l'area rock e quella metal, esternando una visione sognante e melodica nella quale giocano un ruolo importante — per non dire decisivo — le tastiere di Nyland: lo potrete facilmente notare in un brano totalmente devoto all'escursione atmosferica come la ballata "Oathbreaker".

Le influenze dalle quali traggono ispirazione sono disparate: se da un lato possiamo trovare gente come i Rush e per certi versi ovvi Dream Theater, Pain Of Salvation, Metallica e il neo-prog in genere, dall'altro in alcuni momenti sembra invece appaia la figura del Jerry Cantrell di "Degradation Trip" (si veda a esempio la già citata "Oathbreaker"). A differenziare ulteriormente il background musicale di un album che di traccia in traccia fa intendere senza mezzi termini di essere imperniato sulla componente emotiva sono proprio le trame malinconiche e dolciastre, come quelle di "Feed The Fire" e "Rust Pt.2".

"Engineering Armageddon" è distensivo, un disco che nei suoi quasi cinquanta minuti permette di rilassarsi grazie a una prestazione strumentale e vocale mai inutilmente forzata e alla capacità di concepire pezzi più che discretamente fruibili e piacevoli anche per chi non è appassionato allo stile. Così facendo, gli Harsk riescono a ritagliarsi un numero d'ascolti superiore al previsto all'interno della fascia di amanti dei suoni meno arrembanti, quelli maggiormente desiderosi di essere cullati dalle note più che svegliati o incitati.

Di negativo c'è il fatto che l'album non è proprio di facile reperibilità in formato fisico, poiché l'unico modo certo per entrarne in possesso al momento pare essere quello di contattare direttamente i norvegesi, mentre sembra più semplice rintracciare la versione mp3 tramite vari portali online. Scegliete voi come e cosa fare, ma date un'occasione agli Harsk: chissà che non diventino un gradito accompagnamento giornaliero.

 

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