HATE & MERDA – La Capitale Del Male

Gruppo:Hate & Merda
Titolo:La Capitale Del Male
Anno:2016
Provenienza:Italia
Etichetta:Dischi Bervisti / Icore Produzioni / Zas Autoproduzioni Records / Shove Records / Cave Canem / UTU Conspiracy / Toten Schwan Records / Dio Drone
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TRACKLIST

  1. La Capitale Del Male
  2. Foh
  3. L’Inesorabile Declino
  4. In Itinere
  5. La Capitale Del Mio Male
  6. Profondo Nero Senza Fine
  7. Vai Via
DURATA:37:51

Sappiamo bene che a volte l’apparenza inganna: da un gruppo la cui spensierata leggiadria si esprime nel nome di Hate & Merda sarebbe stato lecito aspettarsi unicorni rosa, arcobaleni, fiorellini e buoni sentimenti, ma — contro qualsiasi previsione — non troveremo nulla di tutto ciò in queste righe. La Capitale Del Male è il secondo album partorito dal duo toscano composto da Unnecessary 1 e Unnecessary 2 e — come ironicamente accennato poc’anzi — non troveremo pace e tranquillità all’interno della scaletta.

Il disco ha inizio con un tappeto Drone su cui si appoggia una digressione sulla natura del male, da cui trae origine proprio tutto l’apparato concettuale dell’opera e fin da subito ci rendiamo conto che non stiamo andando incontro a qualcosa di piacevole: ciò che ci sta per investire è un rigurgito spontaneo generato da una creatività profondamente negativa e ricolma di un enorme disagio esistenziale. Ed ecco che si palesa il compito davvero difficile per il sottoscritto: descrivere la musica degli Hate & Merda con delle inevitabili catalogazioni che permettano al lettore di avere dei parametri su cui basarsi; compito difficile, poiché i Nostri attingono da varie correnti stilistiche e, impastando le varie influenze con una tenebrosa e malata inquietudine, danno vita a un ritratto fumoso e purulento che risulta efficace ben oltre le limitazioni imposte dai canoni di genere.

La Capitale Del Male potrebbe essere paragonato a una sorta di vaso di Pandora al cui interno sono miscelate con lucida consapevolezza le peggiori disgrazie morali dell’umanità: psicotici e asfissianti assalti Doom dai contorni quasi Noise (“La Capitale Del Mio Male”); apocalittiche e sincopate scariche di fuzz che si uniscono a citazioni bibliche, generando alienanti e pachidermici monoliti di pura rabbia compressa (“L’Inesorabile Declino”); arpeggi ariosi, onirici e quasi rilassanti che fanno da sottofondo a gorgoglii inumani (“In Itinere”), quasi a voler sottolineare come anche i momenti piacevoli della vita nascondano dei terrificanti retroscena di putride nefandezze; strutture violente derivanti da un inconfondibile lignaggio Crust, gonfiate da un livore dalle tinte quasi Sludge ed evocanti ribollenti atmosfere di amarezza (“Foh”); interludi di tensione strumentale (“Profondo Nero Senza Fine”) che conducono ancora una volta a disillusi e soffocanti pantani di tormento e liquami (“Vai Via”). Come facilmente intuibile, gli Hate & Merda hanno messo tantissima carne al fuoco (la loro e la nostra), ferendola, cauterizzandola, infarcendola di distruttivo nichilismo e ora propinandocela come portata principale di questo banchetto a base di acrimonia e alienazione.

Ricordando — seppur soltanto a livello meramente concettuale — gli Anaal Nathrakh quando una decina d’anni fa si profondevano in filosofici momenti di cognizione sulle proprie origini, gli Hate & Merda ci pongono di fronte all’irreversibilità della nostra nauseabonda condizione di eterno malessere. Non c’è via di scampo e non c’è redenzione; l’unica strada che ci si apre di fronte porta all’accettazione di un fatto puro e semplice: «…il male serve…».

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