Haunted Cenotaph - Abyssal Menace

HAUNTED CENOTAPH – Abyssal Menace

Gruppo:Haunted Cenotaph
Titolo:Abyssal Menace
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:Fallen Temple Records
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TRACKLIST

  1. The Music Of Erich Zann
  2. Cursed Abomination
  3. Miasmatic Malodour
  4. Abyssal Menace
  5. Rotten Existence
  6. Funeral Candles
  7. Seed Of Belial
DURATA:41:18

Si apre con un’intro ispirata a un racconto di Lovecraft, peraltro uno dei più apprezzati dal Maestro stesso, l’album di debutto dei polacchi Haunted Cenotaph. Abyssal Menace segue di un anno l’EP Haunted Cenotaph uscito nel 2019 sempre su Fallen Temple e continua con una collaudatissima ricetta farcita di riffoni massicci e growl cavernosi.

Il quartetto di Rzeszów segue il sentiero solcato nei primi anni ‘90 dai pionieri del death-doom — in questo caso molto death e poco doom — lungo i 41 minuti della scaletta: i mid-tempo quadrati e senza particolari variazioni sono evidentemente la comfort zone dei Nostri, ma di tanto in tanto arrivano scossoni dati da convincenti accelerazioni come nell’iniziale “Cursed Abomination”. Un’andatura non troppo spinta che però si addice alle atmosfere orrorifiche del gruppo, con gran merito di Coffin Crawler e della sua prova vocale dall’oltretomba, profonda e riverberante.

Atmosfere che non sorprendono se si va a spulciare un po’ il libretto: lo spirito di Lovecraft aleggia — oltre che sull’intro — su “Rotten Existence”, che si rifà al racconto The Outsider, mentre la finale “Seed Of Belial” prende ispirazione dal celebre Nosferatu: A Symphony Of Horror del 1922. Queste influenze si traducono in un mood lugubre, con una produzione nostalgica indovinata sia negli episodi più essenziali che in quelli più articolati, come la bella title track che rappresenta l’apice compositivo del disco.

C’è da dire, però, che Abyssal Menace soffre di un andamento un po’ discontinuo, che alterna momenti soddisfacenti — pur non raggiungendo livelli eccelsi — a fasi di ristagno, in cui le idee sembrano scarseggiare; come nei titoli, non proprio la sagra della creatività. Per dirne una, si fa fatica ad arrivare in fondo alla lunga “Miasmatic Malodour”, così come la già citata “Rotten Existence” tende ad annoiare un po’. Certi frangenti suonano decisamente scarni e anche a livello esecutivo viene da storcere leggermente il naso per alcune imprecisioni che a mio parere vanno oltre ciò che potrebbe essere un effetto voluto.

A conti fatti, quella che mi sento di dare al primo album degli Haunted Cenotaph è una sufficienza abbastanza stirata, soprattutto per le intenzioni e il mood generale del disco. Dalla loro, i polacchi hanno sicuramente l’attitudine, le influenze giuste e la giovane età (pare si aggirino sul quarto di secolo a testa): i tempi e i modi per evolversi e migliorare ci sono tutti.

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