HAUTVILLE – Mater Dolorosa

 
Gruppo: Hautville
Titolo: Mater Dolorosa
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1.  Dis Pater
  2. Artemide
  3. Pietà E Costanza
  4. Le Ombre
  5. Mater Dolorosa
  6. La Sposa
  7. Per Non Sentire Niente
  8. Il Castello
DURATA: 36:23
 

Sono quattro gli anni trascorsi da quando conobbi gli Hautville, ebbi la fortuna di recensire "Le Moire" e ne rimasi folgorato, divorandolo con assiduità. Ora mi ritrovo ad ascoltare la loro ultima pubblicazione intitolata "Mater Dolorosa" (figura archetipo che vi consiglio di approfondire per entrare in contatto con l'opera in questione), che li consegna all'udito profondi ed esploratori più che mai.

Quando scrissi dell'atto discografico precedente non considerai il trio composto da Simona Bonavita (voce), Leonardo Lo Nigro (chitarra) e Francesco Dinnella (basso, tastiere e orchestrazioni) esclusivamente come figlio del panorama neo-folk. Era infatti impossibile negare la presenza della corrente progressiva legata al panorama italico, la quale confluiva sia nelle atmosfere che nell'approccio strumentale e lirico.

L'ascolto ripetuto su lunga distanza mi fece accorgere di quanto quel suono di base acustico cercasse di espandere il proprio territorio di appartenenza, con l'apparizione pianistica di Arturo Staltieri in "In Superficie" e "Caelum Et Terra" che poteva essere interpretata come un segnale rivolto in tale direzione. Adesso con "Mater Dolorosa" — all'interno del quale spicca un numero di partecipazioni stavolta ben più nutrito (Giulio Amico Padulo alla tromba, David Bisetti a timpani e percussioni, Daniela Caschetto al violoncello, Rebecca Dallolio al violino, William Matteuzzi come tenore e la riconferma dell'ex Pierrot Lunaire al pianoforte) — si può avere una più netta percezione dell'unione poetica avvenuta fra il suono silvestre e fuori dal tempo di stampo folcloristico che caratterizza la formazione sin dal principio e l'aulica ricercatezza di arrangiamento classica del prog d'antan.

Lo sfoggio malinconico ed elegante di suoni e parole insito in "Dis Pater" (impreziosita dall'ingresso in scena del violino), la fierezza epica di cui trasuda "Artemide", il bucolico cambio di passo conferito dal percussivismo accentuato in "Pietà E Costanza" e il delicato e amareggiato tocco cantautorale di "Le Ombre" (che a pelle ho sentito molto vicino al maestro Franco Battiato, forse non l'unico caso ma probabilmente quello più netto, e chissà come sarebbe accolta una sua collaborazione a fianco della Bonavita) rappresentano metà di una scaletta carica di fascino e disincanto che ha tanto da offrire anche in seguito. Il percorso prosegue con la toccante, dolce e addolorata "Mater Dolorosa", traccia che incarna perfettamente l'ambivalente emotività attraverso l'incontro fra l'incantevole voce della Bonavita e quella tenorile solenne del Matteuzzi, alla quale succedono la pennellata eterea di "La Sposa" e la vigorosa virata atmosferica (dal gusto decisamente mediterraneo) di "Per Non Sentire" fornita dalla tromba di Giulio Amico Padulo. Infine "Il Castello" racchiude in sé tutto ciò che oggi sono gli Hautville, con la splendida cesellatura pianistica di Stalteri ad accrescerne ulteriormente il vissuto fiabesco.

"Mater Dolorosa" è un album con i fiocchi, suggestivo (componente ben rappresentata anche dalla sezione grafica, in cui risaltano i dipinti di Mirko Lucchini: "L'Antica Città Di Ys" in copertina e "Il Frutto Del Più Antico Degli Alberi" all'interno) e altamente fruibile, ma non facilmente accessibile. Può piacere sin da subito per i toni così raffinati e melodiosi, eppure richiede comunque una buona serie di passaggi nello stereo per essere apprezzato maggiormente, crescendo con l'aumentare degli ascolti. Inoltre diverte e permette alla mente di viaggiare.

Mi è sembrato più volte di incrociare mentalmente svariati artisti nel corso delle otto tracce, a esempio il citato Battiato, il Balletto Di Bronzo, Sergio Cammariere, Ataraxia, Corde Oblique e un non so che di Cat Power, che prendevano parte a questo tragitto in compagnia degli Hautville, rimanendo però certo del fatto che la personalità del gruppo non ne fosse minimamente intaccata. Ogni volta che ciò accadeva, mi riportava a premere il tasto «play» ancora e ancora, sintomo inequivocabile della bellezza e della capacità di conquistare l'ascoltatore. Acquisto immancabile!

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