HAYAGRIVA – Descendant XII | Aristocrazia Webzine

HAYAGRIVA – Descendant XII

Informazioni
Gruppo: Hayagriva
Titolo: Descendant XII
Anno: 2012
Provenienza: Malesia
Etichetta: Khakan Productions
Contatti: facebook.com/myhayagriva – myspace.com/hayagriva
Autore: Insanity

Tracklist
1. Descendant XII
2. Is It Time For Me To Die?
3. Heavenly Of Red Heaven
4. Poem Of Thy Return
5. Forgotten Soldiers
6. Deep Breath Before The Plunge
7. Unseen Planet
8. Al Masihks Magick
9. Arrivals Of The End
10. Emperor Awaits
11. Supreme Deception Order
12. Syurga di Hujung (cover SYJ/SOFEA)

DURATA: 1:00:55

HAYAGRIVA - Descendant XII Sono quasi venti gli anni di attività degli Hayagriva, band della Malesia che il primo gennaio di quest’anno ha dato alla luce il terzo full intitolato “Descendant XII”. Ricordo di averli scoperti con piacere anni fa, quando ancora muovevo i primi passi nel Metal estremo ed ero rimasto talmente colpito da altre realtà asiatiche quali Chthonic ed Anthelion, entrambe dedite al Black melodico/sinfonico. Le coordinate su cui si muovono i malesi sono le stesse, ma mi verrebbe da accomunarli più ad un altro act orientale, gli Ethereal Sin, piuttosto che ai due citati in precedenza; ciò non toglie che gli Hayagriva abbiano una propria personalità sviluppata nel corso degli anni, se il precedente “Red Heaven” datato 2007 era riuscito a destare il mio interesse, l’ultimo parto mostra un’evoluzione non trascurabile. Le caratteristiche del sound sono rimaste all’incirca le stesse: i synth lugubri e spettrali, lo spiccato senso melodico delle sei corde, la sezione ritmica dinamica e varia (“Forgotten Soldiers” in particolare metterà in evidenza questo aspetto), lo scream arido e soffocato, tutto ciò che era presente nel secondo disco c’è ancora; ciò che ha subito grandi miglioramenti è senza dubbio il songwriting, ora più personale ed allo stesso tempo ancorato al Black Metal degli anni Novanta e soprattutto maggiormente improntato sull’emozione. Il lavoro di tastiere e chitarre è davvero di ottima fattura, i due strumenti si intrecciano senza prevalere l’uno sull’altro, anzi si supportano a vicenda, basti ascoltare le aperture melodiche del singolo “Emperor Awaits” e dell’orientaleggiante “Poem Of My Return”, le parti di piano di “Heavenly Of Red Heaven” o le atmosfere epiche di “Unseen Planet”. Notevole l’uso dei sample nei vari brani, si potrebbe quasi parlare di abuso più che di uso per la quantità non indifferente ma sono talmente ben inseriti da far suonare l’intero lavoro come una colonna sonora (merito anche di episodi quali l’intro, l’intermezzo “Deep Breath Before The Plunge” e l’outro), una scelta rischiosa che in questo caso ha però dato buoni risultati. Purtroppo però il disco non è esente da pecche, una in particolare: la produzione non sempre risulta perfetta, in alcuni passaggi le chitarre non hanno la corposità che meriterebbero e la batteria qualche volta suona fin troppo secca, è un peccato poichè ad esempio il passaggio a metà di “Forgotten Soldiers” avrebbe potuto rendere molto di più. Da segnalare anche la presenza di alcuni assoli, presenza decisamente gradita ma che per quanto ben strutturati e bilanciati tra virtuosismo e pathos non sempre riescono a colpire fino in fondo, il primo di “Emperor Awaits” ad esempio, mentre quello finale della stessa traccia compie la missione in tutta la sua semplicità. Altra piccola critica va fatta allo scream, non è un difetto vero e proprio ma alla lunga gli ascoltatori meno tenaci potrebbero trovarlo noioso; in un contesto così epico, quasi cinematografico direi, una vocalità leggermente teatrale o comunque più varia avrebbe potuto giovare. Tutto questo non fa che dire che ci sono ancora margini di miglioramento per gli Hayagriva, tuttavia il livello raggiunto con questo “Descendant XII” è già un ottimo traguardo; chi nutre interesse verso l’Asia non deve lasciarsi scappare questo disco, in generale agli amanti dell’atmosfera e della melodia in ambito Black consiglierei di dargli una chance. Nel singolo che precede l’album potete inoltre trovare varie versioni di “Emperor Awaits” di cui una decisamente più elettronica, insieme ad una cover dei Sofea (di cui ammetto di non conoscere assolutamente nulla) riproposta anche nel full, potrebbe essere un ascolto interessante.