HEAVEN GREY – Manuscriptum

 
Gruppo: Heaven Grey
Titolo: Manuscriptum
Anno: 2016
Provenienza: Lettonia
Etichetta: Via Nocturna
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TRACKLIST

  1. Insomnia
  2. Drown In My Shade
  3. Theatre Of Shadows
  4. Sirds Balss
  5. I Belong To The Dead
  6. When The Mist Falls
  7. False Trust
  8. Manuscriptum
  9. Egoist
DURATA: 40:28
 

I lettoni Heaven Grey sono una creatura underground: sono bravi e hanno tagliato il traguardo della terza pubblicazione di lunga durata nel 2016, con l'uscita di "Manuscriptum", ma restano ancora sconosciuti ai più e questo è un vero peccato. Il gothic-doom metal proposto dal sestetto, di cui l'unico membro fondatore rimasto è il chitarrista Vjačeslavs Ņikitins, non è dei più originali, tuttavia fa parte della lista dei più piacevoli che abbia avuto modo di ascoltare nell'ultima decade. Dopo aver facilmente apprezzato il valido "Falling Mist", mi trovo oggi a scrivere del lavoro succitato.

La formazione attinge ancora in maniera considerevole dai Paradise Lost, dagli Amorphis e da altri nomi tirati in ballo in passato. Mentre nel capitolo discografico antecedente vi era una maggiore propensione a fornire un gusto quasi di stampo rock ad alcune tracce, in questa circostanza si ritrovano una percezione del suono heavy più accentuata e un modo diverso di concepire lo sviluppo delle melodie, supportate dall'estensione tastieristica; questa tecnica è vicina, in parte, a quanto concepito dai Dark Tranquillity, prima, e da quelle formazioni finniche, poi, andando ad arricchirne ulteriormente la proposta.

La capacità di imprimere ai pezzi un quantitativo di impatto e raffinatezza consoni ad attrarre l'udito è rimasta invariata. Canzoni come "Drown In My Shade", "Sirds Balss" (unica cantata in lingua madre), "I Belong To The Dead", "When The Mist Falls" e "Manuscriptum" non dovrebbero faticare troppo per ritagliarsi un posto all'interno della più classica delle playlist. Questo grazie alla prova, non sempre perfetta ma sentita, di Artūrs dietro al microfono (discreto nell'alternare un'interpretazione scura e aggressiva con una più pulita ed enfatica) e all'ottimo lavoro svolto in fase di rifinitura dai sintetizzatori di Stanislav Semjonov, dall'ingresso in scena del violoncello di Reinis e dal raffinato riffing di Ņikitins e Vladimir Beluga.

Quello confezionato dagli Heaven Grey è l'ennesimo bel concentrato di mestiere ed emozioni: non vi cambierà la vita e probabilmente non aggiungerà niente a quanto abbiate amato e ascoltato del genere; nella sua ingenua naturalezza potrebbe però attirarvi alla scoperta di una scena, quella baltica, forse fin troppo poco valorizzata, ma non per questo priva di compagini alle quali sarebbe opportuno accordare un po' della vostra fiducia. Loro rientrano sicuramente fra queste.

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