Heboïdophrenie - Cannibalism For Dummies

HEBOÏDOPHRENIE – Cannibalism For Dummies

Gruppo:Heboïdophrenie
Titolo:Cannibalism For Dummies
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. HFC (Human Are Fucking Cooked)
  3. Beheaded
  4. Flush The Meat
  5. Techno Messiah
  6. Bleeding Love
  7. Doomsday
  8. Hipster Slaughter
  9. 2064
  10. Left Half Dead
  11. The Last Breath
DURATA:41:25

L’eboidofrenia è — se ve lo state chiedendo— una condizione identificata dallo psichiatra tedesco Kahlbaum, e viene descritta come una versione lieve dell’ebefrenia che si manifesta in età adolescenziale. Tale quadro clinico è caratterizzato da scarsa cura di sé, difficoltà di attenzione e degrado del senso morale, che potrebbe portare a comportamenti criminali. Forse è quest’ultima parte, quella che fa riferimento alla scarsa moralità, al connubio sempre presente nell’immaginario metal tra violenza e malattia mentale, che deve aver ispirato il nome dei francesi Heboïdophrenie, compagine riapparsa sui nostri radar con il secondo album, dall’eloquente titolo Cannibalism For Dummies.

Sette anni sono passati dal precedente Origins Of Madness, opera che ci appare oggi un chiaro prodotto del suo tempo. Il deathcore aveva appena superato il suo apice di popolarità tra il pubblico in cerca di musica potente, e la scena inflazionatissima stava cominciando ad avviarsi verso il collasso, avvenuto all’incirca due anni più tardi. Gli Heboïdophrenie suonano come se fossero ignari di quest’ultimo periodo: il deathcore per loro è ancora vivo e vegeto. Ascoltando Cannibalism For Dummies, sembra che la band francese abbia passato questo tempo in una sorta di sonno criogenico e abbia registrato l’album appena svegliata. Dato che mi sento di escludere l’accesso a certe tecnologie tutt’oggi molto costose, credo che ciò si possa interpretare come una sorta di fedeltà al genere, che trascende la temporalità di un trend ormai passato.

Il deathcore del quintetto di Bordeaux in realtà è della variante più brutal, quella che prende ispirazione sia da gente come Whitechapel, e Thy Art Is Murder da una parte, sia dal brutal death di Abominable Putridity e dei Dying Fetus. Neanche a farlo apposta, queste due realtà avevano conosciuto un certo periodo di successo con i rispettivi The Anomalies Of Artificial Origins e Reign Supreme proprio un anno prima del debutto dei francesi. Tuttavia, si possono riscontrare qua e là le tentazioni djent che proprio cominciavano a intrufolarsi tra le band più tecniche di quel periodo (potete trovarne sprazzi in “Techno-Messiah”, nella strumentale “Doomsday” e in “Hipster Slaughter”), oltre che qualche estemporanea puntata in territori death-thrash che però serve solo ad aumentare le mie perplessità verso l’album. Sono infatti costretto ad ammettere i miei dubbi per  la presenza di una eccessiva rigidità nelle strutture dei brani, già riscontrata nel debutto. Se Mourning era ben disposto a perdonare questo difetto, visto che si trattava del primo lavoro della band, io invece non sono nella posizione di manifestare la stessa bontà. Gli Heboïdophrenie hanno abbracciato la loro formula e la applicano indipendentemente dal caso. Questo porta a due ordini differenti di brani: quelli votati alla brutalità che, pur non eccellendo, dimostrano una certa coesione stilistica, riuscendo talvolta a farsi apprezzare (“Beheaded”, “Flush The Meat” “2064”) a patto di tollerare i breakdown; e altri nei quali semplicemente non sembra ci sia continuità tra i passaggi, come nell’iniziale “HFC (Human Are Fucking Cooked)”.

Nota di merito invece al lavoro alla voce di Loic in quanto particolarmente riuscito, sia nel campo dell’espressività che passa per gang vocals, growl e pig squeal in modo naturale, sia nelle liriche. Il testo di “Techno-Messiah” ad esempio, che descrive l’avventura del narratore in un seminario corporativo con il fine di raggiungere la pace dei sensi, ha un che di esilarante.

Mi dispiace constatare che in Cannibalism For Dummies l’ispirazione latita. Certo, ci sono stacchi in sweep picking, cambi di tempo, poliritmie, eccetera, ma la prestanza tecnica non può sopperire a una scrittura piagata da troppi passaggi che avanzano con le zanne smussate. A essere sinceri, non credo che gli Heboïdophrenie abbiano peccato di impegno, credo piuttosto che necessitino di essere più selettivi verso le proprie idee e di aumentare il dinamismo delle strutture dei brani. In caso contrario ne risentirà il desiderio di cimentarsi in ascolti molteplici, che per il sottoscritto sono avvenuti sempre controvoglia.

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