HEBOSAGIL – Lähtö

 
Gruppo: Hebosagil
Titolo:  Lähtö
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Ektro Records
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TRACKLIST

  1. Ei Ole Mitään Mihin Palata
  2. Valot Päälle
  3. Valinta
  4. Kävelet Pois
  5. Matkalaulu
  6. Padot
  7. Valmis Mihin Vaan
  8. Juippi
DURATA: 26:40
 
I finlandesi Hebosagil sono ormai in giro dal 2003 e pur avendo già alle spalle una decina di uscite fra demo, split e album non sono poi così conosciuti. Il loro decimo anno d'attività viene festeggiato con la terza prova di lunga durata depositata negli scaffali: "Lähtö" è infatti pronto a smontarvi con la sua efficace e abrasiva aggressione che sovrappone hardcore, thrash e sludge-doom all'interno di otto pezzi per neanche mezz'ora di botta.
 
Le canzoni sono ruvide e ossessive, fangose e rabbiose: immaginate di creare una maledettissima Royal Rumble sul ring dove se la vedono a muso duro Melvins, EyeHateGod, Superjoint Ritual e Pro-Pain, alimentando una melma pesante e stridente nella quale spicca sia il lavoro dei chitarristi Antti Karjalainen e Remi Rousselle, sparato in prima linea, che la prestazione coriacea e trascinante del cantante Tatu Junno.
 
Lo sporco affare nel quale sono invischiati è di quelli che rapisce per la sua essenza integralista, pervaso da una corrente rock marcescente che ne aumenta il fattore godereccio. Non c'è un attimo di pausa o un momento in cui gli Hebosagil tendono a mollare realmente la presa, tant'è che dall'episodio d'apertura "Ei Ole Mitään Mihin Palata", nel quale si percepisce un certo retrogusto stoner, alla conclusiva "Juippi", passando per lo stupendo prefinale offerto dall'ipnotica "Valmis Mihin Vaan", l'album tiene incollato a sé l'orecchio frustandolo con perseveranza.
 
"Lähtö" è un disco che non scende a compromessi: è brutale, diretto e il cantato in finnico di certo non è il miglior mezzo per rendere commerciale una proposta. Certo, non è il massimo per ciò che concerne l'inventiva e qualcuno potrebbe lamentare una sensazione di già sentito che in un paio di sezioni diviene maggiormente evidente; è chiaro come il sole a mezzodì però che questi finnici non abbiano voluto perdersi in chissà quale ricerca, preferendo puntare i piedi sul terreno con forza e ottenendo così il risultato voluto: un muro sonoro contro il quale sfondarsi la testa dedicato agli amanti del genere.

 

 

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