HEIDRA – The Blackening Tide

Gruppo:Heidra
Titolo:The Blackening Tide
Anno:2018
Provenienza:Danimarca
Etichetta:Time To Kill Records
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Dawn
  2. The Price In Blood
  3. Rain of Embers
  4. Lady Of The Shade
  5. A Crown Of Five Fingers
  6. The Blackening Tide
  7. Corrupted Shores
  8. Hell’s Depths
DURATA:48:13

Il cielo a Nord tinto di rosso dal sopraggiungere del tramonto, il mare irrequieto increspato da onde che si infrangono contro scogli frastagliati. In controluce, una figura di spalle ritta su un promontorio, il mantello mosso dal vento, contempla il panorama. Se non fosse per questo campo visivo così largo, azzarderei un paragone con il dipinto Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich. Penso sia inutile specificare a questo punto che la prima cosa che colpisce di The Blackening Tide è proprio la copertina.

Questo biglietto da visita comunica due cose sulla proposta degli Heidra, un nome che non dovrebbe suonarvi inedito se avete letto la nostra recente monografia dedicata ai Windir: primo, stiamo parlando di viking metal che fa leva su una narrativa epica; secondo, l’attenzione verso i dettagli tradisce un certo impegno professionale, segno delle aspettative che la band possiede verso la propria musica.

Basta aprire il digipak, leggere i testi e magari far partire il disco con l’iniziale “Dawn” per rendersi conto che tutti gli aspetti, dal packaging alla produzione (opera del nostrano Marco Mastrobuono degli Hour Of Penance), agli arrangiamenti, sono stati presi estremamente sul serio. A proposito del versante lirico, la storia narrata in questo album fa parte di un racconto più grande, cominciato con il precedente Awaiting Dawn e che trova in The Blackening Tide il secondo capitolo.

A livello musicale, ho apprezzato molto il fatto che il drakkar degli Heidra non si sia arenato nella ripetizione di poche idee, ma che sia stato in grado da pescare da varie correnti stilistiche. Già il contrasto tra voce in scream e il cantato pulito maschile funziona molto bene, detto questo è possibile trovare arrangiamenti con quartetto d’archi e pianoforte, galoppate che sanno di power metal nordeuropeo, un lirismo folk drammatico da non sottovalutare (“The Blackening Tide”) e derive più oscure affini a certo death melodico (“Lady Of The Shade”).

The Blackening Tide è un lavoro variegato, nel quale è stata infusa tanta cura e che conferma un fatto ormai risaputo: certe atmosfere che sanno di mito sono dotate di un fascino senza tempo, che non scomparirà mai finché ci sarà qualcuno pronto a rievocarle.

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