HELFIR – Still Bleeding

 
Gruppo: Helfir
Titolo: Still Bleeding
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: My Kingdom Music
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TRACKLIST

  1. Oracle
  2. My Blood
  3. In The Circle
  4. Alone
  5. Dresses Of Pain
  6. Black Flame
  7. Portrait Of A Son
  8. Where Are You Now?
  9. Night And Deceit
DURATA: 39:37
 

Luca Mazzotta è un personaggio attivo ormai da diversi anni nell'underground italiano, ma ammetto che questa è la prima volta che sento parlare di lui. L'uscita del suo primo album solista con il progetto Helfir mi dà l'opportunità di fare la sua conoscenza, ringraziamo quindi la My Kingdom Music per il suo costante supporto alla scena della nostra Penisola.

Antimatter, Anathema, Katatonia, Porcupine Tree e Alternative 4: questi sono i nomi di cui sentirete la presenza nelle nove tracce di "Still Bleeding"; personalmente a tratti ho percepito qualcosa anche dei Canaan, ma rimane comunque il fatto che Mick Moss e soci siano l'ispirazione primaria di questa realtà. Il Rock cupo e decadente della band inglese viene qui riproposto con una discreta personalità — a testimonianza che non ci troviamo di fronte a una mera fotocopia — e viene adornato da influenze che vanno dalle ormai indebolite radici Doom Metal delle creature di Blakkheim e dei fratelli Cavanagh a una vena Prog che viene fuori in continuazione; chitarre acustiche — non troppo lontane dagli Amorphis — ed elettriche collaborano accompagnate da un'elettronica ben dosata e per nulla invasiva, da tastiere malinconiche e da una voce che si adatta senza fatica sia alle fasi aggressive che a quelle più riflessive.

Forse l'unico piccolissimo neo risiede proprio nell'ultimo degli elementi citati, più precisamente nella pronuncia maccheronica dei testi in inglese, ma stiamo parlando di piccolezze: le linee vocali sono comunque uno dei tanti punti di forza di un album coinvolgente e variegato che ha saputo assimilare le lezioni impartite dalle band nominate, per rielaborarle secondo la propria visione. Sono tanti i fattori che rendono "Still Bleeding" più che semplicemente interessante: il gustosissimo assolo quasi floydiano nel finale di "Black Flame" e le tastiere iniziali di "Alone" che mi hanno ricordato la «mèlancolie urbaine» di Netra sono solo due dei tanti tasselli che impreziosiscono un puzzle già di per sè completo e riuscito. È infatti il cuore del disco a donare a esso una vita propria, un cuore che viaggia tra i momenti più duri di "Dresses Of Pain" e "Night And Deceit" e quelli più atmosferici rappresentati da "Portrait Of A Son", guidato solo da una costante malinconia di fondo che consente a brani come "My Blood" di alternare le due differenti facce di Helfir.

Un lavoro curato in ogni dettaglio — produzione compresa — e lo si nota anche dalla breve "Where Are You Now?", un semplice intermezzo totalmente buio e nebbioso nel quale solo le dolorose parole del titolo risuonano nell'ombra; un brevissimo minuto e mezzo che riesce a trasmettere molto più di tanti brani mastodontici e inutilmente complessi, ostacolo che Helfir ha evitato accuratamente, mantenendo la sua proposta tanto semplice quanto espressiva.

L'inizio dell'avventura solista di Mazzotta lascia ben sperare per il suo futuro: considerando che lui stesso ha seguito da solo l'intero sviluppo dell'album, possiamo affermare che è un artista che sa quel che fa e lo fa più che bene. Inutile dire che i seguaci delle band citate in precedenza troveranno pane per i propri denti in "Still Bleeding", pertanto l'ascolto è caldamente consigliato a chiunque apprezzi questo tipo di sonorità.

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