HELL:ON – Age Of Oblivion

 
Gruppo: Hell:On
Titolo: Age Of Oblivion
Anno: 2012
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Metal Scrap Records
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TRACKLIST

  1. Disaster
  2. Bottom Line
  3. Rise
  4. Let It Feed
  5. My Doll
  6. Punk Guys [cover Master]
  7. Emptiness
  8. Burn
  9. In The Name Of…
  10. Voices Of The Abyss
  11. Satan
DURATA: 44:21
 

Che gli ucraini Hell:On siano dei faticatori indefessi del thrash metal lo avevamo capito dalla prestazione operaia racchiusa in "Re:Born". A quanto sembra però quattro anni trascorsi a prepararne il successore, ristamparlo e far uscire un ep in fase intermedia nel 2010 dal titolo "In The Shadow Of Emptiness" non sono bastati per scrollarsi di dosso la polvere di chi fatica col mattone per raggiungere il piano più alto.

Attenzione: non voglio assolutamente dire che il quintetto non sia bravo in ciò che fa, tutt'altro, è un picconatore provetto come dimostrano l'apertura "Disaster" e le bastonate seguenti in battere di "Bottom Line" e "Rise". Quello che però si nota è una mancanza di varietà che non permette al disco di spiccare, in quanto sono pochi gli sprazzi che interrompono realmente il flusso costante di legnate, nonostante alcune variazioni dell'ambito ritmico. In "Let It Feed" ad esempio sono i tempi medi a farla da padrone, mentre "Empty" e "Burn" sono talmente ricche di groove da risultare quasi catramose.

In "My Doll" appare magicamente un assolo di Jeff Waters (e si sente), ma è un po' soffocato dalla staticità del brano; dal canto suo la cover di "Punk Guys" dei thrasher connazionali Master è cementata, appesantita e gradevole all'ascolto, tuttavia non particolarmente difforme dall'originale. Tutto fila bene e liscio, "In The Name Of…" suona leggermente sinistra, nulla però che faccia gridare al miracolo; in "Voice Of The Abyss" invece fanno la propria comparsa spunti di stampo melodico e una voce femminile, peraltro quasi inutile e di cui non ho ancora capito l'attinenza, mentre "Satan" estrae dal cilindro a sorpresa un'attitudine sinfonica con le tastiere pronte a ritagliarsi uno spazio anche eccessivo. Tutto ciò non trascinerà i ragazzi in vetta alle preferenze di chissà chi, ma almeno si tratta di elementi che diversificano un minimo la proposta.

Tirando le somme, questo "Age Of Oblivion" è un altro album composto ed eseguito da buoni mestieranti, soprattutto il batterista Oleg Talanov dimostra in svariate circostanze di essere una spanna e oltre avanti rispetto ai propri compagni, tecnico e ben disposto anche a martellare. Il cantante Alexandr Baev dal canto suo incide moltissimo sull'aggressività imposta alle canzoni, grazie allo stile ruvido e privo di mezzi termini, che però al tempo stesso soffre di una sorta di monotonia che a lungo andare potrebbe divenire fastidiosa; in futuro tentare di modificare le linee in modo da risultare meno standard sarebbe sicuramente di aiuto.

Se in passato avete avuto modo di ascoltare i lavori degli Hell:On e li avete trovati di vostro gradimento, non avrete nessun tipo di problema nel concedere un po' del vostro tempo ad "Age Of Oblivion". In caso contrario volgete lo sguardo in altra direzione e continuate a cercare.

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