HELLEBAARD – Fier

HELLEBAARD – Fier


Informazioni
Gruppo: Hellebaard
Anno: 2009
Etichetta: Gardarika Musikk
Autore: Mourning

Tracklist
1. Hellebaard
2. Vleugels Van Vuur
3. Bloedbroeders
4. De Eeuwige Strijdvelden
5. Verborgen Stad
6. Ravenklauw
7. Fier
8. Letum

DURATA: 45:19

Il duo paganHELLEBAARD - Fier black degli Hellebaard dopo una breve pausa si rigetta nella mischia con l’uscita di “Fier” loro quarto capitolo tramite la Gardarika Musikk.
Quando si parla di pagan o folk la gente tende troppe volte a pensare o accomunare tali parole alla spensieratezza di band come Finntroll, Eluveite o Korpiklaani beh se siete amanti di quel tipo di proposta lasciate proprio perdere, i ragazzi olandesi infatti si muovono sì su territori pagani ma che rievocano le gesta e il credo più ostile, nero e pesante del genere musicale.
Le influenze nel campo sonoro di act immensi come i Bathory del compianto Quorton, dei Graveland e in parte dei Summoning sono la linfa vitale per brani imbastiti con il compito di smuovere un animo dormiente con un deciso scossone.
La spontanea essenza che percorre i pezzi ben si addice al monicker, l’Hellebaard o alabarda in italiano, era un’arma tanto letale quanto comoda e di semplice uso, “Fier” è infatti un disco di presa, facile d’ascoltare ma che purtroppo a lungo andare perde fascino vuoi per la sua troppa schiettezza compositiva, vuoi per la mancanza in alcuni punti di quello spessore che fa la reale differenza.
L’uso delle tastiere e dei timpani infonde una solenne regalità a tracce come “Vleugels Van Vuur” e “Bloedbroeders” a cui c’è d’aggiungere il violino incastonato nella seconda citata ma che forse prende troppo spazio diventando “opprimente”.
Ci sono diversi passaggi che ai più potrebbero ricordare la vena epica degl’Immortal, vengono a galla nell’opener “Hellebaard” e in “De Eeuwige Stridvelden” il che fa anche piacere data l’ultima debacle in casa Abbath/Demonaz, magari i due riescono a prenderne spunto per ricordarsi com’erano una volta.
L’unica reale obiezione che si può fare a un album sincero come “Fier” è quella di non essere riuscito a distaccarsi completamente dal suo precedente passato, rimanendo sì su livelli qualitativi più che accettabili ma non colpendo quasi mai come avrebbe potuto e forse dovuto fare.
Escludendo gli episodi già nominati è poco ciò che in testa circola dopo la sua messa in onda, è vero che nella sua completezza è godibile ma non viene purtroppo voglia di rimetterlo on air a meno che non si abbia voglia di fare un ripasso di ciò che si ha in casa.
Consigliato solo agli sfegatati del genere.

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