HELLEBORUS – The Carnal Sabbath

 
Gruppo: Helleborus
Titolo: The Carnal Sabbath
Anno: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Satanath Records / Black Plague Records
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TRACKLIST

  1. Helleborus Black
  2. Coils
  3. Edge Of Black Waters
  4. Colored Spores Of Yuggoth
  5. Draconian Discipline
  6. The Poison Of Sleep
  7. Temple Of Seventh Death
  8. A Gift Of Renewal
  9. The Carnal Sabbath
DURATA: 54:48
 

Vi faccio una piccola confessione: il vostro caro Vlakorados adora i fiori. Ma li adora veramente molto, tant'è che la sua stagione preferita è la primavera, quando alberi e arbusti sono pieni di colori accesi e vivaci. Tutto ciò è poco Black Metal, vero, eppure oggi vi parlerò degli Helleborus, un gruppo che suona questo genere e che ha scelto come nome proprio quello di uno dei nostri simpatici amici vegetali.

C'è da dire che i fratelli Jerred e Wyatt Houseman — già noti nell'altro loro progetto Akhenaten — hanno scelto il nome di una pianta che fiorisce in inverno e che inoltre possiede la caratteristica di essere velenosa; niente di più adatto per un gruppo Metal quindi, come tra l'altro esplicato in copertina. La musica suonata dal duo in "The Carnal Sabbath" è di base un ibrido di Black e Death in parte assimilabile a quanto fatto dai Behemoth, spesso melodico, talvolta dissonante, ma con una costante forza d'impatto dovuta a una produzione bombastica che farà la gioia degli oppositori della loudness war; volumi e compressioni (forse) esagerate, tuttavia è anche il contenuto sonoro che di per sè si presta a presentarsi in maniera particolarmente possente, anche grazie a una prestazione vocale aspra e aggressiva di Wyatt che non lascio scampo. L'alto tasso tecnico messo in mostra da Jerred è evidente specialmente nelle parti di batteria dinamiche, precise, furiose e piene di fill e di elaborati giochi sui piatti, anche se il musicista si dimostra capace di trattenersi, seguendo ritmiche squadrate e più semplici. Altrettanto bene funziona la collaborazione tra basso e chitarre: il primo offre un contributo decisamente importante ad esempio in "Temple Of Seventh Death", ergendosi a protagonista del brano e in generale slegandosi dalle sei corde; queste ultime, invece, sono la principale presenza melodica del disco, rappresentata attraverso arpeggi e riff in tremolo spesso reminescenti della seconda ondata Black Metal, come accade nelle aggressive "Helleborus Black" e "Draconian Discipline" ma anche nella più atmosferica "The Poison Of Sleep"… E non è tutto.

Gli Helleborus possiedono infatti una seconda anima udibile in più occasioni, un'anima che prende la forma di una sorta di Rock psichedelico estremizzato; il caso più evidente è "Edge Of Black Waters", che non si limita a inserire qualche passaggio di questo genere, ma sforna anche un lungo e godibile assolo blueseggiante; ancora "Temple Of Seventh Death" e "A Gift Of Renewal" fanno uso di chitarre palesemente estranee al Metal estremo, mentre la lovecraftiana "Colored Spores Of Yuggoth" sfrutta i suoni allucinogeni dei sintetizzatori, solitamente posti come accompagnamento ma che in questa occasione risultano più rilevanti. Questa seconda faccia della band non viene palesata in ogni brano, seppur spesso lavori in sottofondo anche nelle tracce più legate al Black Metal, e proprio per questa presenza non sempre evidente qualche ascoltatore potrebbe lamentare una leggera eterogeneità del disco, ma niente che possa rovinarne la qualità.

Come ultima nota, i testi sbraitati da Wyatt si rifanno a tematiche quali esoterismo e sessualità: un mix non certo sconosciuto al mondo Rock-Metal che viene mostrato anche nel libretto, in cui immagini stilisticamente simili alla copertina non nascondono la vena occultista e carnale alla base della musica.

In definitiva, "The Carnal Sabbath" è un buon debutto per questa nuova realtà dei due fratelli del Colorado, in grado di mostrare già una propria identità e di intrattenere per tutta la sua durata senza grossi problemi.

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