Hellhaim - Let The Dead Not Lose Their Hope | Aristocrazia Webzine

HELLHAIM – Let The Dead Not Lose Hope

Gruppo: Hellhaim
Titolo: Let The Dead Not Lose Hope
Anno: 2022
Provenienza: Polonia
Etichetta: Ossuary Records
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TRACKLIST

  1. Axe To Grind
  2. Devilin
  3. Virus
  4. Zodiac
  5. Hell Is Coming
  6. La Santa Muerte / The Triumph Of Life
  7. Aluminum & Ash
  8. Livet Är Stunden
  9. Metro
DURATA: 38:49

Non so se sia stato un capogiro dovuto all’afa estiva, ma negli ultimi mesi ho abbandonato la comfort zone del tetro e del malinconico, per andare a riscoprire certe sonorità di una volta: quelle che ormai nell’immaginario collettivo e nella mente degli accoliti di Eddie Munson di Stranger Things possono essere catalogati sotto la voce di metallo pesante. Seguendo questa scia, mi sono imbattuta negli Hellhaim e nel loro secondo album, che si intitola Let The Dead Not Lose Hope e porta il sigillo infuocato della Ossuary Records.

L’album parte subito in maniera tirata, senza troppi preamboli: quando iniziano le prime note di “Axe To Grind”, è difficile non lasciarsi sopraffare da quell’atmosfera pregna dell’odore dei giubbotti di pelle e del fango che incrosta gli anfibi dopo giorni e giorni passati in un pit melmoso. Ridurre tuttavia la proposta sonora degli Hellhaim a una semplice rievocazione dell’heavy metal ottantiano nella sua accezione più rovente e tradizionale significherebbe commettere un errore nell’assimilazione di quanto realizzato dalla band polacca, che porta con sé una componente più macabra e oscura, che non può essere evocata solamente dalle chitarre arroventate in stile Judas Priest o dalla sezione ritmica costantemente lanciata a ritmi più che sostenuti. Si può cogliere, invece, nelle atmosfere darkwave di “La Santa Muerte” o negli omaggi cinematografici che corredano alcuni brani: tra questi, una citazione del film del 1973 The Legend Of Hell House cui spetta l’onere di introdurre “Devilin”, una delle tracce che mi sono rimaste maggiormente impresse.

Tutti questi elementi consentono agli Hellhaim di tessere un mosaico composto da diverse sfumature del nero più bieco: oltre alla capacità della band di creare brani convincenti dal punto di vista strumentale, un plauso va a Mateus Drzewicz dietro al microfono, in grado di passare con disinvoltura dal falsetto à la King Diamond a linee vocali più profonde, che richiamano alla memoria Sisters Of Mercy e compagnia lugubre.

A conti fatti, Let The Dead Not Lose Hope si rivela un secondo album del tutto dignitoso: ciò non dovrebbe stupire più di tanto, considerando il fatto che gli Hellhaim portano sul groppone diversi anni di esperienza e che i membri della band hanno militato — e militano tuttora — in una pluralità di progetti. Inoltre, le sonorità dei polacchi rappresentano un ottimo compromesso fra la volontà di aderire a un filone piuttosto convenzionale e l’abilità di inserire tocchi personali, che fanno capire come il gruppo non voglia affatto essere una copia fra tante, ma una realtà a sé stante.