Helslave - From The Sulphur Depths | Aristocrazia Webzine

HELSLAVE – From The Sulphur Depths

Gruppo: Helslave
Titolo: From The Sulphur Death
Anno: 2021
Provenienza: Italia
Etichetta: Pulverised Records
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TRACKLIST

  1. From The Sulphur Depths
  2. Unholy Graves
  3. Thrive In Blasphemy
  4. Perpetual Damnation
  5. Last Nail In The Coffin
  6. Thy Will Be Undone
  7. Funereal Lust
  8. Desecration
  9. Rotting Pile Of Flesh
  10. The Sentence Of The Living
DURATA: 36:57

Il vangelo dell’HM-2 continua a fare proseliti. Dalla sua introduzione nella scena death svedese sulla fine degli anni ’90, fino alla popolarizzazione dovuta al successo di Left Hand Path, tantissime formazioni hanno puntato a replicare il suono caratteristico del leggendario pedale della Boss. Dopotutto, il famoso tono zanzaroso che abbiamo tutti imparato a riconoscere sembra fornire il timbro adatto a un suono di chitarra che fa dell’essere rozzo e diretto i suoi capisaldi. Gli italiani Helslave, provenienti dalla Capitale, non fanno certo mistero di essere tra i suddetti adepti, arrivando addirittura a ringraziare la Boss nel libretto per l’invenzione del pedale.

Sebbene From The Sulphur Depths si inserisca alla perfezione nella cornice del death metal vecchia scuola, è un album che marca una virata stilistica, almeno parziale, per la band. Dal punto di vista musicale, i due precedenti lavori, il debutto Endless Path (2015) e l’EP Divination (2017), mostravano una predilezione per la melodia rispetto all’aggressione. Se questo elemento non è affatto assente all’interno di From The Sulphur Depths, in quanto riaffiora specie in alcuni frangenti armonici e negli assoli, i romani questa volta hanno deciso di optare per un suono più pesante, che si concentra sulle ritmiche prorompenti dando un taglio più diretto alla materia.

Sin dalla partenza, affidata al singolo “Unholy Graves”, la musica degli Helslave non mostra alcuna traccia di indecisione, come se avesse trovato la formula ideale: dal punto di vista stilistico viene tirata in ballo praticamente tutta la carriera dei Dismember, senza discostarsi da quanto abbiamo imparato ad apprezzare delle frange più moderne del death svedese, come ad esempio Lik ed Entrails, non mancano comunque sezioni più ritmate, che sembrano ricalcare le orme di Gorefest ed Entombed. Se da un lato molti album del genere tendono ad avere scalette troppo omogenee, oppure a cedere alla tentazione melodica più del dovuto, ascoltando From The Sulphur Depths si può trovare un equilibrio soddisfacente, complice una scaletta abbastanza variegata e brani strutturati con una certa finezza. L’accattivante “Last Nail In The Coffin” svetterà nelle preferenze di molti ascoltatori, assieme al d-beat sconquassante di “Perpetual Damnation” e “Rotting Pile Of Flesh”, e alla tentazione doom della conclusiva “The Sentence Of The Living”.

From The Sulphur Depths è stato pensato per venire incontro a chi cerca l’impatto di riff semplici suonati con il giusto odio, accompagnati da un suono analogico di batteria e un growl da brividi. Ciliegina sulla torta di marciume, il mastering cortesia di Dan Swanö, una garanzia quando si parla di questo tipo di sonorità. Bisogna riconoscere il passo avanti compiuto dagli Helslave, che sta fruttando loro la possibilità di affermarsi come realtà di valore tra gli ascoltatori, costretti troppo spesso a navigare tra proposte simili che di rado purtroppo sono all’altezza delle aspettative. Dedicato a chi cerca le certezze del death metal: sangue, morbosità e i fumi sulfurei della dannazione eterna.