HERESIARCH – Incursions

Gruppo:Heresiarch
Titolo:Incursions
Anno:2019
Provenienza:Nuova Zelanda
Etichetta:Krucyator Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Obsecrating The Global Holocaust
  2. Man Is Carnivore
  3. Equimanthorn [cover Bathory]
  4. Abomination
  5. Carnivore
  6. Iconoclasm
  7. Thunorrad
  8. Conflagration
  9. Intransigent
  10. Wælwulf
  11. Abrecan
  12. Endeþrǽst
DURATA:49:01

Nei loro dieci anni di vita gli Heresiarch hanno cambiato membri (tutti, a eccezione del solo cantante N.H.), hanno cambiato logo, ma non hanno mai cambiato obiettivo: la totale distruzione di chiunque e qualunque cosa gli si pari davanti.

Fin dal suo atteggiamento sui canali social, con comunicazioni estremamente asciutte ed essenziali, il quartetto di Wellington ha sempre puntato poco sulle parole e molto sui fatti, seminando devastazione in lungo e in largo sul proprio cammino. Basta fare caso al titolo del loro primo demo e della loro prima canzone: “Obsecrating The Global Holocaust”, sperare nell’annientamento di chiunque, nella morte globale, nell’annichilimento dell’esistenza stessa. Ogni nota, ogni grido, ogni canzone e ogni scelta compiuta dagli Heresiarch è sempre stata e sempre sarà volta a questo, tanto che, nelle rarissime interviste concesse, il calvo frontman ribadisce a più riprese come ogni singola pubblicazione della band serva a uno scopo e sia direttamente collegata alle precedenti con una serie di riferimenti musicali e tematici.

Date queste basi, è facile capire come Incursions non sia la solita raccolta di materiale sparso di una band underground, ma un vero e proprio vademecum della poetica nichilista dei neozelandesi. Il CD stampato da Krucyator contiene il suddetto Obsecrating The Global Holocaust, primo demo in assoluto della formazione datato 2011, e i due EP successivi, Hammer Of Intransigence (di nuovo 2011, Dark Descent) e Wælwulf (2014, Iron Bonehead); sebbene alcune differenze tra i primi e gli ultimi brani siano inevitabili, ascoltare quanto prodotto dagli Heresiarch nei loro primi anni di vita è un’esperienza assolutamente organica e coerente. Oltre al caos, alla malvagità inaudita e all’odio, è ben riconoscibile un disegno ed è evidente che nulla viene lasciato al caso. Ancora, N.H. spesso ha citato l’esoterismo, la filosofia e la storia indo-europea antica come fonti del suo lavoro di songwriting e ha chiarito come la band sia fondata su «letteratura, guerra, simbolismo e visioni del mondo» filtrati dalle proprie interpretazioni personali.

Per quanto i testi dei singoli brani non siano mai stati resi pubblici se non nell’album di debutto Death Ordinance (2017, Dark Descent), basta mettere insieme le pochissime informazioni disponibili per farsi un’idea precisa degli Heresiarch e del loro approccio oltranzista. Un death metal assolutamente intransigente che predilige la ricerca e la complessità e che non fa sconti a nessuno: violenza, violenza e ancora violenza, sempre al massimo del volume, sempre al massimo della velocità, sempre al massimo dell’odio per tutto e tutti. Il gruppo è attentissimo a ciò che pubblica e tutto il materiale rilasciato dalla sua fondazione non supera l’ora e mezza in totale, ma è anche attentissimo a come lo pubblica: ogni canzone fa parte di un EP o di un album o di un demo, perché così dev’essere e tutte le idee e gli spunti che non si sposano al 100% con il disegno globale verranno sempre scartati.

I Bolt Thrower dicevano che, in un mondo di compromessi, qualcuno si rifiuta; con Incursions i neozelandesi portano queste parole a un livello completamente nuovo. Il mondo degli Heresiarch è nato nel fuoco e nel fuoco finirà.

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