Heruka - No Sun Dared Pass Our Windows

HERUKA – No Sun Dared Pass Our Windows

Gruppo:Heruka
Titolo:No Sun Dared Pass Our Windows
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Rude Awakening Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Soundcloud  Spotify
TRACKLIST

  1. Time Collapse
  2. No Sun Dared Pass Our Windows
  3. Walking Dead Syndrome
  4. The Eleventh Rule
  5. White Coats Don’t Understand
  6. Unreal Consciousness
  7. The United States Of Insanity
  8. Two Heads, One Brain
  9. Twisted Into Form
  10. Let No One Be Saved
DURATA:40:25

Nel Buddhismo tibetano, gli Heruka (di cui fa parte Chakrasamvara, che viene spesso raffigurato nei mandala) sono definiti come una categoria di divinità irate, che assumono un aspetto feroce a beneficio degli esseri senzienti. Se guardiamo al panorama musicale italiano, però, scopriamo che Heruka è anche il nome di una band inaugurata agli albori del 2000 da Adranor. Dopo l’avvio come progetto solista, negli anni successivi ha vissuto un ampliamento della formazione, fino a diventare un quartetto assetato di oscurità con una discografia che, nel complesso, sembra decisamente privilegiare la qualità rispetto alla quantità.

No Sun Dared Pass Our Windows esce a un anno scarso dall’ottimo EP Turning To Dust, che contiene, fra l’altro, una reinterpretazione della celeberrima poesia “Spleen”, partorita dalla penna di Charles Baudelaire. Si tratta di un album che, nell’arco di dieci tracce, propone un’interessante lettura della malattia mentale dalla prospettiva di chi ne è attanagliato, facendo sorgere numerosi dubbi su cosa possa definire effettivamente un individuo come malato di mente oppure sano.

Gli Heruka legano queste tematiche non certo semplicissime da approfondire con un black metal allo stesso tempo melodico e aggressivo, che nonostante la pesantezza risulta molto fluido e tutt’altro che monotono, anche grazie alla presenza di una forte componente epica (che a volte sconfina nel folk). A questo si aggiunge una serie di sfumature che vanno dalle venature thrash dell’introduttiva “Time Collapse” alle reminiscenze di “Spirit Crusher” dei Death, che riecheggiano nelle prime note di “Walking Dead Syndrome”.

A mio avviso, tutti i brani contenuti all’interno di No Sun Dared Pass Our Windows comunicano a gran voce che questo disco è decisamente meritevole di più ascolti; tuttavia, fra quelli che mi hanno maggiormente convinta spiccano “The Eleventh Rule”, con una piega decisamente folk e cupa che, citando in maniera molto puntuale diversi passi biblici, pare prendere di mira quella tipologia di pazzia che si traduce in fanatismo religioso. Altri picchi si raggiungono con la title track, che fra l’altro può vantare un testo che trasuda disperazione da tutti i pori («If I convince myself that it’s all inside my brain / Will I be spared this yearning and walk among the sane?»), nonché con la conclusiva “Let No One Be Saved”, la quale si rivela caotica e ordinata allo stesso tempo, proprio come alcune manifestazioni della follia.

Non è solo la composizione dei pezzi a renderli sempre più convincenti man mano che si procede nell’ascolto: oltre ai riff a volte perforanti e a volte melodici dispensati da Adranor, Nemuri Shi 眠死 alla batteria e Moha al basso creano un tessuto ritmico travolgente, che non dà requie. A coronare questo sound già piuttosto solido, troviamo la voce di Nekrom, che quando non utilizza il suo growl profondo per dare sfogo alle torbide immagini scaturite dalla follia si lancia in parti recitate, che conferiscono un pathos quasi marziale alle tracce: per averne un’idea, basta ascoltare l’intro di “The United States Of Insanity”, che si apre con un discorso presidenziale assai poco convenzionale.

Sono molti i motivi per cui No Sun Dared Pass Our Windows è un ascolto che consiglio, ma forse tutte le motivazioni si possono riassumere nella considerazione che gli Heruka sono riusciti a trattare una materia sfuggente, misteriosa e difficile da indagare come la cosiddetta follia utilizzando soluzioni musicali lucide e razionali, che rendono questo full length davvero appetibile e, in qualche modo, contribuiscono a rafforzare l’eterno contrasto fra ciò che è percepito come folle e ciò che, invece, sembra normale.

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