HEXER – Holodeck Session

 
Gruppo: Hexer
Titolo: Holodeck Session
Anno: 2015
Provenienza: Germania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Astral Perception
  2. Blazar
  3. III
  4. Augury Of A Silent Mass
DURATA: 38:44
 

Debutto assoluto per gli Hexer, trio tedesco formato appena due anni fa che ha sfornato nel 2015 come prima prova l'ep presentato nelle seguenti righe, intitolato "Holodeck Session". In breve: quattro tracce, produzione indipendente, tanto disagio e la pietanza è servita.

"Astral Perception" è una funzionale introduzione dai contorni onirici, la quale come da titolo ci proietta all'interno di una dimensione eterea — apparentemente disabitata e sconfinata — in cui si rincorrono immagini liquide e informi, ma vagamente inquietanti. Queste stesse immagini prendono poi definitivamente forma in "Blazar" e i più oscuri presentimenti vengono confermati: veniamo infatti sommersi da colate di quel viscoso amalgama di Doom, Sludge e Stoner che, al pari di un banco di sabbie mobili, trascina l'ascoltatore sempre più a fondo, in quei baratri in cui riff lenti, massicci e corrosivi si congiungono con ritmiche ipnotiche e rauchi anatemi, fino a formare il ritratto inconcepibile del più obliante sentimento che possiate provare.

I Nostri continuano inesorabilmente a trascinarci all'interno di questo incubo depravato, il quale assume le forme di un vero e proprio monumento venefico, di un'opprimente e mastodontica lastra di perversa negatività che seppellisce l'ascoltatore, senza tuttavia tralasciare l'immancabile agonia: costui viene torturato, privato della propria volontà, ingoiato dalla più profonda oscurità, insostenibilmente caricato di un fardello di angosciante malessere e infine lasciato a contorcersi in attesa dell'agognato ultimo respiro.

La ricetta degli Hexer è dannatamente semplice: pezzi lenti, più densi e neri della pece, un utilizzo velenoso e sfiancante della tipica effettistica Stoner, atmosfere cupe e opprimenti, voci che a tratti ricordano certe declamazioni del perennemente gorgogliante Attila; il tutto volto ad annichilire e stuprare, svuotare e annullare. Tale compito viene svolto alla perfezione da questo "Holodeck Session": una prova onestissima e ispirata, che non aggiungerà certo nulla di nuovo al genere cui appartiene, ma che saprà certamente farsi apprezzare da chi degli stenti, del male di vivere e del suddetto stile musicale si nutre quotidianamente.

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