Hideous Divinity - Simulacrum

HIDEOUS DIVINITY – Simulacrum

Gruppo:Hideous Divinity
Titolo:Simulacrum
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Century Media Records
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TRACKLIST

  1. Deleuzean Centuries
  2. The Embalmer
  3. Condense
  4. Anamorphia Atto III
  5. The Deaden Room
  6. Actaeon
  7. Bent Until Fracture
  8. Seed Of Future Horror
  9. Prey To A Vision
  10. Implemini Exitio
  11. Blood Of The Zodiac [cover Machine Head]
  12. Cursed In Eternity [cover Mayhem]
DURATA:51:08

Gli Hideous Divinity hanno fatto il salto: Simulacrum, quarto album della formazione capitolina, non esce più per Unique Leader, ma porta il marchio di Century Media. L’abbandono dell’etichetta del compianto Erik Lindmark per approdare alla controllata di Sony ha portato con sé un carico di responsabilità e di aspettative che Enrico Schettino e la sua ciurma hanno affrontato a testa alta, e il risultato è un disco ancora una volta più riuscito di quello che l’ha preceduto. Dopo più o meno un decennio di onorata carriera gli Hideous Divinity non sono più una novità per nessuno, così come fortunatamente non lo è più il death metal italiano.

Per continuare a rinnovarsi mantenendo una cifra stilistica comune, anche Simulacrum è un concept album, o meglio un insieme di frammenti legati da un filo conduttore, facente capo a un film, e dopo Essi Vivono di Carpenter (Obeisance Rising, 2012), Cobra Verde di Herzog (2014) e Videodrome di Cronenberg (Adveniens, 2017), tocca a Strade Perdute di David Lynch. Come sempre però i testi di Schettino e di Enrico Di Lorenzo non si fermano al mero omaggio cinematografico, ed è stato il chitarrista e leader della formazione a chiarire in più di un’intervista come Simulacrum nello specifico contenga forti riferimenti autobiografici. Seguendo ancora un proprio percorso evolutivo coerente, gli Hideous Divinity del 2019 sono diventati più complessi e strutturati, ma la bravura del quintetto è quella di non lavorare soltanto per essere la band più veloce e più abile con gli strumenti, perché nel caso di Simulacrum la complessità va oltre la perizia esecutiva e le finezze compositive per raggiungere un perfetto bilanciamento tra la musica e le idee alle sue spalle. Carpenter è un regista relativamente immediato e Lynch decisamente meno, così come Essi Vivono e Strade Perdute affrontano la distorsione della realtà in modi diametralmente opposti, lineare il primo e oscuro e ambiguo il secondo; l’Angelus Novus dipinto da Vladimir Chebakov sulla copertina di Adveniens è espressamente ripreso, ma anche profondamente rielaborato e distorto per il suo utilizzo su Simulacrum.

L’approccio a idee e concetti decisamente più sofisticato fa il paio con la continua ricerca musicale, e di nuovo gli Hideous Divinity arricchiscono il proprio repertorio senza mai davvero stravolgerne il sound. Simulacrum è registrato ancora una volta ai 16th Stellar Studios di Stefano “Saul” Morabito, e il suono è al 100% moderno e levigatissimo, rifinito in ogni minimo dettaglio, dal trigger della batteria ai riff assolutamente esplosivi che Schettino e il nuovo entrato Riccardo Benedini sciorinano senza posa. Il death metal moderno però è imbastardito qua e là da elementi black metal, soprattutto nella chitarra ritmica, e anche in questo caso è lo stesso Schettino a rimarcare il suo interesse per la scena islandese, che con le sue dissonanze si insinua spesso tra le maglie della formazione romana (l’attacco di “Seed Of Future Horror” la dice lunghissima).

La dichiarata attenzione del quintetto per il risultato finale, per la canzone, è l’uovo di Colombo che rende ogni nuovo album degno della massima attenzione. Sì, la produzione moderna, sì, la velocità e la brutalità disarmanti, ma l’obiettivo è sempre quello di usare questi elementi per creare un disco che diverta, che sia riconoscibile, che sia composto da brani ciascuno diverso dagli altri. Ogni volta gli Hideous Divinity questo obiettivo lo centrano, e ogni volta un po’ meglio.

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