HIJACKERS ON THE HIP – The Worst Of

 
Gruppo: Hijackers On The Hip
Titolo:  The Worst Of
Anno: 2009
Provenienza: Italia
Etichetta: Incipit Recordings
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. No Easy Ways
  2. Brats Never Ask Please
  3. Chucky Chucky
  4. Jimmy's Girlfriend (Is Showing Tits At Our Show)
  5. My Girl Left For The Green Hills
  6. 45 Lipsticks
  7. Hillbilly
  8. Katrina
  9. One Day Of Rest
  10. The Dirty Wheeled Machine Growls Again
DURATA: 37:11
 

Il Rock in Italia è morto? Non direi proprio. Gli Hijackers On The Hip sono una band piacentina che, dopo un demo risalente a un paio di anni fa, sforna il primo album "The Worst Of". Dalle dieci tracce che compongono questo disco emerge genuina e incontrollabile la voglia dei ragazzi di fare musica e divertirsi divertendo.

Con il primo brano, "No Easy Ways", i quattro ci dimostrano già che il Rock scorre nelle loro vene e non sono disposti a fermarlo. Ci sono comunque richiami frequenti a generi diversi: un certo stile Garage emerge da pezzi come "Katrina" e "Brats Never Ask Please", mentre in "Jimmy's Girlfriend (Is Showing Tits At Our Show)" spunta anche una vena vagamente Grunge. Di certo però questi musicisti non sono soliti essere statici nel loro sound, infatti le variazioni sui temi sono più di una. "My Girl Left For The Green Hills" è una lunga e toccante ballad in pieno stile Blues, genere ripreso anche in "One Day Of Rest" con qualche accenno quasi tendente al Jazz. La tracklist viene chiusa da una "The Dirty Wheeled Machine Growls Again", la quale richiama in maniera molto forte atmosfere che strizzano l'occhio al sound desertico. Questo disco è sicuramente corposo in tutte le sue sfaccettature e più volte mi sono ritrovato, ascoltandolo, a pensare a un mischione tra soluzioni diverse provenienti da Kyuss, Mudhoney e Rolling Stones. Gli strumentisti sono capaci e perfettamente a conoscenza di ciò che stanno suonando, ci mettono la passione e si sente. Il riffing è energico e scatenato, la batteria non perde un colpo sorreggendo perfettamente il comparto ritmico scandito da un basso preciso che si ritaglia anche alcune parti per sè, come nella indolente "Chucky Chucky". La voce si dimostra sempre all'altezza della situazione adattandosi bene a ogni variante richiesta dalla musica.

Insomma un ottimo prodotto, un album di onesto e sano Rock. E allora cosa state aspettando? Contattate i ragazzi, comprate il loro lavoro, mettetelo nello stereo e stappatevi un paio di birre. Tutto il resto verrà da sè!

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