HIPOXIA – Rvinae Ira, Creans Rvina Eo Tempore Est -Monvmentvm Ab Khaos II-

Gruppo:Hipoxia
Titolo:Rvinae Ira, Creans Rvina Eo Tempore Est -Monvmentvm Ab Khaos II-
Anno:2018
Provenienza:Spagna
Etichetta:The Way Of The Hermit
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TRACKLIST

  1. Urine On Sacrifice’s Wounds
  2. Nexus
  3. Purification Through Amok
DURATA:38:37

Il ritorno sulle nostre pagine degli Hipoxia è indubbiamente gradito, ma non lo definirei gradevole: non perché l’album sia qualitativamente scarso, ma in quanto è proprio questo aggettivo a essere del tutto fuori luogo in riferimento alla proposta del gruppo.

Rvinae Ira, Creans Rvina Eo Tempore Est è il secondo e ultimo capitolo della mini-serie denominata Monvmentvm Ab Khaos, séguito di Si Devs Esset Occidendvs Erit. I due nuovi pachidermici brani proseguono il percorso nichilista e iconoclasta del lavoro precedente, per certi versi peggiorandolo (ancora, in senso positivo).

Il rituale malsano e distruttivo messo in atto dal quintetto di Madrid non lascia scampo: la mastodontica pesantezza delle frange più estreme del doom metal, le sensazioni negative prese in prestito dal black metal, la distorsione esagerata e i feedback assordanti delle due chitarre, il canto pregno di disprezzo verso qualunque entità umana o divina non lasciano nemmeno immaginare una speranza di salvezza.

Neanche le fasi più atmosferiche — con le sei corde più quiete — danno un attimo di tregua, poiché anch’esse sono infestate da una o più presenze malevole che si manifestano attraverso urla rabbiose, voci riverberate e sofferenti, suoni sintetici apparentemente provenienti da un abisso abitato da demoni e rumori in sottofondo. Non ci sono veri e propri momenti di pace, ma solo un inarrestabile vortice di odio e misantropia che — dopo aver travolto con veemenza — soffoca le proprie vittime, evocando un opprimente senso di desolazione, ovviamente con il solo scopo di rendere l’assalto successivo ancora più doloroso. Il quasi costante accompagnamento della batteria, inoltre, dona continuità all’incedere della musica, rafforzandone l’effetto minaccioso.

Gli Hipoxia sperimentano velatamente sulla propria malvagità, inserendo dettagli di vari generi senza snaturare eccessivamente la proposta, soprattutto nei finali delle due tracce. Nella seconda metà di “Urine On Sacrifice’s Wounds” è possibile percepire influssi post-rock nel crescendo che conduce alla caotica conclusione, peraltro in compagnia di un basso spietato che rende questo passaggio uno tra i più riusciti del disco. In “Purification Through Amok”, invece, l’ultimo intermezzo corredato di effetti psichedelici esplode in un epilogo vicino a una sorta di post-black atmosferico dai toni contemporaneamente celestiali e infernali, come a simboleggiare l’ascesa del sé al ruolo di divinità e la conseguente detronizzazione di chiunque occupasse quel posto prima.

Con Rvinae Ira, Creans Rvina Eo Tempore Est si chiude, quindi, la dilogia Monvmentvm Ab Khaos: se il primo capitolo era già un buon esempio di doom metal estremo, questa volta gli Hipoxia hanno prodotto un album ancora migliore, specialmente in termini di sensazioni e atmosfere. Attendiamo con trepidazione il prossimo abominio musicale.

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