HIROSHAMOUR – One

HIROSHAMOUR – One

Informazioni
Gruppo: Hiroshamour
Anno: 2009
Etichetta: Banana Castle Records
Contatti: www.myspace.com/hiroshamour
Autore: Mourning

Tracklist
1. Fever
2. Critical Mass
3. The Puppeteer
4. Suicide Bomber
5. Manji
6. Sweeth Toth
7. Orpheus
8. Sacrifice
9. Untitled

DURATA: 43:11

Il trio londinese degli Hiroshamour composto da Phil Honey Jones (chitarra e voce), T Jay Tarantino (basso) e Adam Lewis (batteria) nel 2009 ha pubblicato la propria opera prima dal titolo simbolico di “One”.
E’ un viaggio particolare dalle atmosfere frequentemente scure quello che la band ci propone, fra tinte psichedeliche, passaggi alternative in stile Tool e un’anima che hard rock e post punk alla Bauhaus, i nove brani dall’effetto ipnotico e adatti agli amanti del trip onirico non si risparmiano in uno svolgere dalla molteplici sfaccettature.
Alternano episodi di medio – lunga durata animosi e interpretativamente vari con altri brevi e dallo spirito meno accentuato, la malinconia fa più volte capolino fra l’ampia gamma d’emozioni ben assortite che trascorrendo i quarantacinque minuti del disco in loro compagnia vi verranno a contatto.
E’ rilassante quanto intrigante lasciarsi trasportare da canzoni quali “Critical Mass” che già da un ascolto superficiale vi rimanderà ai Led Zeppelin, seventies fino all’osso e con una dose massiccia di appeal data dalle influenze stoneriane, “The Puppeteer” dov’è il piano a farla da padrone in un corto ma indovinato preludio alla deviata “Suicide Bomber” che nel suo strano incedere mi fa tirar fuori i nomi meno probabili compreso quello di Mustaine per certe assonanze con i ‘Deth del periodo meno metallico.
L’istinto sembra essere la guida spirituale a cui fanno seguito le scelte alle volte azzardate ma che in fin dei conti ben s’incastrano nel complesso musicale tirato su dagli Hiroshamour, mettendo su “Manji” noterete come certe soluzioni attingano dall’industrial minimalista, “Sweeth Toth” al contrario fa un passo decisamente indietro puntando su un classicismo che fa delle sonorità anni Settanta la linea portante, quello che ritroverete in pratica nell’evoluzione strumentale verso lidi progressivi e più delicati degli Opeth d’ultima data (non che i ragazzi suonino come loro) mentre l’estesa “Sacrifice” negli undici minuti e passa di durata mette talmente tanta carne al fuoco che è meglio non perdersi in una spiegazione, l’ascolto è la miglior via per renderle giustizia, stessa via da seguire per il platter in toto.
“One” non è uno di quegl’album che si possono giudicare dopo un solo passaggio on air, nè tanto meno dopo un paio, ha bisogno di essere assorbito, vissuto più volte per apprenderne a pieno le minuzie e se ancora la maturazione degli Hiroshamour non è al top, poco ci manca.
In bilico fra ieri e oggi, con tante idee ben sviluppate e molte altre che sicuramente stanno già bollendo in pentola, “One” potrà essere accolto da chiunque segua correnti alternative inerenti al rock e alla psichedelia come un disco di sicuro gradimento.
Hiroshamour, un nome da aggiungere alla vostra lista acquisti.

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