HOLLOWSCENE – Hollowscene

 
Gruppo: Hollowscene
Titolo: Hollowscene
Anno: 2018
Provenienza: Italia
Etichetta: Black Widow Records
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TRACKLIST

  1. Welcome To Rome
  2. A Brave Fellow
  3. Traitor
  4. Slippery Turns (Atsumori)
  5. Rage And Sorrow
  6. The Worm
  7. The Moon Is Down [cover Gentle Giant]
DURATA: 54:26
 

Nascere, morire, rinascere, cambiare, eppure proseguire da quanto si è lasciato indietro. Gli Hollowscene riprendono il cammino laddove si era interrotto il percorso dei Banaau, debuttando con il supporto della sempre attenta Black Widow Records.

Come per la creatura originaria, anche "Hollowscene" unisce musica progressiva, sinfonica e dall'alto tasso emotivo alla letteratura. Se in passato erano stati scrittori come Thomas Stearns Eliot ("The Hollow Men" e "The Waste Land") ed Edgar Allan Poe ("The Conqueror Worm") a fornire l'ispirazione lirica, stavolta tocca a William Shakespeare e al "Coriolano". La tragedia racconta la vita del condottiero romano Caio Marzio Coriolano, traendo spunto dalle "Vite Parallele" di Plutarco, e occupa i primi cinque pezzi del lavoro, mentre "The Worm" (qua in una versione rinnovata rispetto al passato) si ispira al già citato Poe.

Gli scenari sonori sono estesi, sontuosi e dal fascino tanto malinconico quanto talvolta drammatico. Non mi dilungherò particolarmente a citare i grandi nomi dai quali i musicisti nostrani traggono ispirazione, poiché sarà alquanto semplice coglierli; per esempio non trovo sia un caso l'inserimento in chiusura della bella cover di "The Moon Is Down", traccia dei Gentle Giant contenuta in "Acquiring The Taste" (1971). Inoltre pare evidente che alcune atmosfere liquide e suggestive possano ricondurre a un paio di formazioni altisonanti, pur senza nulla togliere alla piacevolissima prova del gruppo nostrano. Il merito è dell'ottimo approccio chitarristico di Andrea Massimo e Walter Kestern, del lavoro estensivo, elegante e a tratti maestoso del piano e delle tastiere di Lino Cicala e Andrea Zani e infine dei pregevoli interventi flautistici di Demetra Fogazza.

Per quanto concerne la prova vocale, Massimo è convincente anche se non sempre perfetto, più per questione di piglio emotivo che di impostazione. L'ingresso in scena di Takehiro Ueki in "Slippery Turns ("Atsumori)" (forse un riferimento a un personaggio storico di rilievo come Taira "Heike" Atsumori?) così come quello della Fogazza in "Rage And Sorrow" sono invece intriganti; probabilmente quest'ultima avrebbe meritato una maggiore libertà in tale settore.

Per concludere, i fruitori abituali più esigenti del settore progressive potrebbero bollare "Hollowscene" di primo acchito come derivativo e incentrato su un modus operandi tradizionale e noto. L'affermazione è inizialmente condivisibile, tuttavia perde di valore con l'aumentare degli ascolti, finendo in secondo piano grazie a una prestazione nel complesso sopraffina e decisamente meritevole dell'acquisto.

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