HOLY MARTYR – Invincible

HOLY MARTYR – Invincible

 
Gruppo: Holy Martyr
Titolo: Invincible
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Dragonheart Records
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TRACKLIST

  1. Iwo Jima
  2. Invincible
  3. Lord Of War
  4. Ghost Dog
  5. The Soul Of My Katana
  6. Shichinin No Samurai
  7. Takeda Shingen
  8. Kagemusha
  9. Sekigahara
  10. Zatoichi
DURATA: 54:15
 

A distanza di tre anni dall'ottimo "Hellenic Warrior Spirit" tornano a farsi vivi i paladini sardi dell'epic metal: parlo dei grandi Holy Martyr. Abbandonati gli scenari della classicità, antica Roma e Leonida alla guida dei trecento, sviscerati nei primi due capitoli, la band questa volta si imbarca per un viaggio con destinazione Giappone, un mondo che a noi europei appare così lontano e di difficile comprensione, avvicinato di recente solo a causa della tragedia che ha colpito la centrale nucleare di Fukushima.

Il crescendo a metà fra il valoroso e il malinconico, sentimento che caratterizzerà l'intero disco, di "Iwo Jima" introduce la fiera "Invincible", brano dal riffing bello corposo, serrato e con il primo di tanti ritornelli da cantare all'unisono insieme ad Alex Mereu; nel testo la battaglia diventa la ragione di vita, da combattere anche in maniera solitaria contro tutti e tutto, superando le temporanee sconfitte e risorgendo come la fenice… invincibili! La seguente "Lord Of War" assume già un gusto più amaro, qui è un mercante d'armi a parlare, colui che alimenta lo scorrere del sangue senza macchiarsi le mani, e il cui senso di colpa cresce però col passare del tempo, una volta divenuto totalmente schiavo del meccanismo, senza possibilità di scelta e maledetto dai più. Se fin qui al di là dei testi la musica si era mantenuta rocciosa, "Ghost Dog" offre alcune strofe che si avvicinano alla vena di una semi-ballata, dove l'omonimo protagonista (lo spunto giunge dal film del 1999 ad opera di Jim Jarmusch originariamente intitolato: "Ghost Dog: The Way Of The Samurai") si interroga sulla propria vita, sulla propria doppia fedeltà al signore, il malavitoso che gli ha salvato la vira, e allo Hagakure, l'opera contenente la saggezza dei samurai espressa sotto forma di aforismi, fino al crescendo di tono del ritornello e del finale propiziato dal lavoro di Daniele Ferru alla batteria. Il guerriero impavido, superbo e valoroso scavando dentro se stesso inizia a farsi domande e vacillare. Come già avvenuto in "Hellenic Warrior Spirit", gli Holy Martyr non mancano poi di omaggiare la propria fonte di ispirazione inserendo un breve passaggio folk giapponese in "The Soul Of My Katana" che fa da apripista a "Shichinin No Samurai", altra composizione tosta, più articolata delle precedenti, con un bel ritornello e dove spicca il pregevole lavoro di basso (opera di Nicola Pirroni).

Quest'ultima insieme a "Kagemusha" e "Sekigahara" in un certo qual modo si contrappone alla prima parte del disco che risulta di più facile assimilazione data la grande scorrevolezza dei brani e i refrain di presa immediata. In questi tre pezzi invece il gruppo aumenta la complessità, inserisce sezioni interamente strumentali in cui apprezzare la coppia di chitarre composta da Ivano Spiga ed Eros Melis alle prese con le fasi solistiche (presenti in ogni brano comunque) e dilata la durata fino a picchi di quasi nove minuti pur senza rinunciare agli elementi che hanno reso vincenti le prime canzoni. "Kagemusha" ha un tono solenne e ritmiche mai spedite, al contrario sempre contenute, oltre a un bel frangente acustico in cui Alex si cimenta nuovamente con un'interpretazione intima con buoni risultati; "Sekigahara" da parte sua torna a pestare.

Un discorso a parte lo meritano le due tracce non ancora citate: "Takeda Shingen" è il brano che mi ha convinto meno a causa di una eccessiva linearità, ci tengo però a precisare che non è affatto brutto e sicuramente a tanti altri piacerà; la conclusiva "Zatoichi" merita la palma di migliore del disco senza alcun dubbio, tanto che la band stessa l'aveva designata come anticipazione da offrire ai fan sul proprio canale di YouTube. Qui gli Holy Martyr miscelano in maniera sopraffina le due anime cui accennavo in precedenza con risultati clamorosi e ancora una volta, non mi stancherò di ribadirlo, il ritornello va cantato col testo a portata di mano. Con questo inno a "Ichi il massaggiatore cieco" (la rivisitazione made in U.S.A. "Furia Cieca" con Rutger Hauer vi dice niente?), personaggio letterario giapponese, "Invincible" si chiude in un certo qual modo all'insegna dell'ottimismo: in un mondo corrotto e senz'anima esiste chi, come il nostro eroe amante del gioco d'azzardo, combatte a fianco dei più deboli.

Come avrete facilmente intuito a mio avviso il quintetto sardo allunga la propria striscia positiva di album di livello assoluto a quote tre, complessivamente la proposta è un po' più asciutta e diretta rispetto a "Hellenic Warrior Spirit" (si veda anche la scarsità di mid-tempo), ragion per cui paragonare i due dischi risulta difficile, se non basandosi sul gusto personale. Ciò che conta è che la qualità complessiva è rimasta inalterata. Se amate l'epic metal sapete già cosa fare: acquistare!

Nota conclusiva: "Invincible" è stata l'occasione per avere qualche spunto per approfondire la cultura giapponese, nel suo piccolo quindi ha svolto una funzione "conoscitiva" che arricchisce ulteriormente il risultato finale.

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