HOMERUN – Black World | Aristocrazia Webzine

HOMERUN – Black World

 
Gruppo: Homerun
Titolo:  Black World
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: 2011
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Silence's Broken
  3. No More
  4. As We Did Before
  5. Ephemeral Light
  6. Our Love Song
  7. Black World
  8. Princess Of Time
  9. The Golden Cage
  10. Lipstick
  11. Intoxication Of Love
  12. Firefly
  13. Another Reason To
  14. No More [versione acustica – traccia bonus]
DURATA: 52:38
 

Ci si lamenta di frequente che l'Italia non suoni rock, ci si lamenta spesso che l'Italia non possegga qualità e sostanza in ambito musicale, da dove arrivano queste critiche sterili e mal supportate? Da signori che mandano avanti il music-business alimentando carrozzoni e circhi che ben poco senso e valore artistico vantano, parlo di abomini quali "Amici", "X-Factor" spacciandoli per chissà quali serbatoi da cui attingere per fornire linfa vitale alla decadente situazione musicale della nostra Penisola.

Mi chiedo come si faccia essere ciechi al punto di negare che il nostro paese sia molto più vivo e sano di quanto si pensi, basterebbe scavare un po', andare oltre quella cortina fottutamente pop di plastica che tanto piace alla gente che non ha la minima voglia d'impegnarsi, beh, la Tanzan Music lo fa ormai da quasi venticinque anni e con il secondo album degli Homerun, formazione tutta nostrana, ci ricorda ancora una volta che il Belpaese suona rock eccome.

Dopo aver pubblicato nel 2008 un "Don't Stop" acclamato a più riprese e che si è visto trattare con riguardo per meriti guadagnati sul campo da molte riviste di settore e l'esser entrati nella compilation di Rock Hard dello stesso anno con la titletrack di quel disco, dopo aver subito una semi-rivoluzione in line-up che ha perso tre elementi di valore, Simone Almasio (chitarra), Ul Giurgin (batteria) e Valentino Bello (basso) a cui sono subentrati rispettivamente Valerio Castiglioni, Paolo Luoni e William Battiston, gli Homerun hanno ripreso la marcia dando alle stampe "Black World".

Hard rock che sprizza classe, personalità e passionalità, questo ciò che caratterizza il suono, non è forse un caso che il nome derivi da una band, i Gotthard, che queste qualità le possedeva innate — siamo ancora dispiaciuti per la gravissima perdita subita con il decesso del cantante e leader storico degli svizzeri, Steve Lee, mi scuso per la divagazione ma mi sembrava cosa giusta ricordarlo — dato che in molti attimi la grinta e l'emotività con cui vengono esposti i brani contenuti in questo disco hanno riportato alla mente del sottoscritto dei bellissimi momenti passati in compagnia proprio di quella storica compagine.

Ho a che fare con musicisti preparati e che hanno un'idea chiara del rock che vogliono interpretare, sia più o meno orientato su un nudo, crudo e aggressivo impatto o vibrante e raffinato attingendo dall'area AOR del genere.

La proposta marchiata Homerun è fornita del piglio e della positività trascinante che fanno centro, spiccano pezzi come "Silence's Broken", "As We Did Before", "Ephemeral Light", la titletrack, "Princess Of Time" e "Another Reason To" racchiudenti in toto l'essenza artistica del gruppo, un'alternanza di movenze delicate, carezzevoli, grintose e volitive che assumono la forma più adatta a fornire alla tracklist una gradevole varietà e una più che discreta fruibilità.

Capitolo a parte merita "No More", il pezzo è fra i più energici e goderecci del platter ed è particolarmente indovinata la riproposizione in acustico che lo spoglia di quelle peculiarità per garantire l'uscita del lato più dolciastro e intimo, non due pezzi diversi ma uno che si rivela nella sua "adamica" integrità.

Cosa si può non apprezzare di un album come "Black World"? Un lavoro simile è manna dal cielo per chiunque ascolti rock. È una sana boccata d'aria prodotta con diligenza, composta ed eseguita con la dovuta perizia e se proprio qualche piccolo dettaglio non dovesse andarvi giù, rileggete per un attimo la prima parte del testo e vedrete che cercare il cosiddetto pelo nell'uovo in situazioni simili è quasi ridicolo. Il rock vive e in Italia passa anche dagli Homerun, sono qui per farvi del bene, lasciateglielo fare.