HORIZON OF THE MUTE – Sole Dogma

Gruppo:Horizon Of The Mute
Titolo:Sole Dogma
Anno:2019
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Death Shrine Offerings
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TRACKLIST

  1. The Mass
  2. Yeasayer
  3. Sole Dogma
  4. Denailing The Pierced Flesh
DURATA:39:40

È da un po’ che su Aristocrazia non sentivamo parlare di Jani Koskela, mastermind della band doom metal 0XíST, scioltasi nel 2016 poco dopo la pubblicazione di One Eon. Il polistrumentista finlandese si è nel frattempo dedicato totalmente al suo progetto solista Horizon Of The Mute, pubblicando varie cose in questi ultimi anni. Koskela ha lavorato sui nuovi brani nell’autunno del 2018, ha poi deciso di confermare il suo sodalizio grafico con l’artista ungherese Peter Takács, fino ad arrivare alla pubblicazione di Sole Dogma nel settembre 2019 tramite la piccola etichetta Death Shrine Offerings.

La prima differenza con la creatura precedente del musicista finlandese è chiaramente il fatto che in Horizon Of The Mute Koskela si occupa dell’intera parte musicale, dagli strumenti alla voce, fino alla programmazione delle parti elettroniche. Quest’ultima è invece la seconda principale differenza con l’oscuro death-doom metal che aveva caratterizzato gli 0XíST; in veste solista, infatti, Koskela ha mescolato il suo doom metal con elementi drone, industrial, ed elettronici in generale. Sole Dogma è il disco in cui questo processo ha raggiunto la piena maturità, con “The Mass” che spalanca le porte verso l’ignoto con sonorità più familiari per chi frequenta l’universo doom, forte dei suoi riferimenti a mostri sacri come Thomas G. Fischer e le sue varie incarnazioni musicali.

L’atmosfera esoterica di “Yeasayer” infatti è carica di suggestioni sonore diverse e ci porta al cospetto di un’entità demoniaca, alla quale la voce narrante giura fedeltà «I pray to you, I revere you, I beg and beseech, I devote to destruct!» tra Tryptikon e Samael, sui cui echi il finlandese declama con voce effettata. In sostanza, siamo alle prese con un’esplorazione del male e dell’occulto, guidati dall’onnipresenza di Koskela e della sua visione. Il suo lavoro di scomposizione dello scheletro doom metal e ricomposizione con elementi elettronici mi ha ricordato un po’ quello che Felis Catus aveva fatto invece con il black metal.

Sole Dogma aggiunge quindi un altro tassello al viaggio di Koskela nell’ignoto, verso un orizzonte sempre più rarefatto ed etereo, meno riconducibile alle radici metal del progetto. Horizon Of The Mute si conferma una creatura interessante; se vi attirano questi scenari, chissà, potreste anche incrociarla dal vivo in una delle sue suggestive performance nei prossimi mesi.

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