HORN OF THE RHINO – Grengus

HORN OF THE RHINO – Grengus

 
Gruppo: Horn Of The Rhino
Titolo:  Grengus
Anno: 2012
Provenienza:   Spagna
Etichetta: Doomentia Records
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TRACKLIST

  1. Under The Hoof
  2. Pile Of Sevared Heads
  3. Grengus
  4. Drowned In Gold
  5. Waste For Ghouls
  6. Awaken Horror Of Tuul
  7. Brought Back
  8. To Ride The Leviathan
DURATA: 45:31
 

Mah, boh e chi più ne ha, ne metta. Sono rimasto stranito dall'approccio con il nuovo lavoro degli spagnoli Horn Of The Rhino, la band basca di Bilbao non è mai stata lontana dal considerare la violenza sonora un mezzo di ripiego, in passato con il nome Rhino, quello dei primi due dischi "Breed The Chosen One" e "Dead Throne Monarch", le sferragliate non mancavano di certo, ma nel loro apice "Weight Of Coronation" la pressione delle fattezze doom-sludge era spaccaossa.

Cos'è dunque successo a quella che era una fra le realtà di punta dell'ultima ondata? La domanda sorge dopo l'ascolto, il ri-ascolto e controascolto di un lavoro, "Grengus", che non ho più certezza di chi sia figlio, molto mestiere, un orientamento death-thrash che sembra trovare più spazio all'interno della proposta, con uno spessore groove importante ci mancherebbe, ma lontano anni luce dall'evocare il fango e il suono affondante nel terrore del recente passato.

Il pezzo posto in apertura "Under The Hoof" e "Pile Of Sevared Heads" sono delucidanti sul fatto che ciò che abbiamo all'orecchio non sono gli Horn Of The Rhino per come li conosciamo e gli echi di Celtic Frost/Obituary non lasciano molti dubbi in proposito. Se l'atteggiamento doom sembrava andato a farsi fottere del tutto per fortuna non è così, o almeno non completamente, con "Grengus" ecco che arriva anche una buona dose di quei riffoni che ci piacciono tanto, cadenze allentate e soprattutto la prestazione maiuscola di Javier Galvez che sarebbe da incorniciare sia per il canto pulito che per le urla sbraitanti fantastiche, peccato stia interprentando un altro pezzo e non loro: "Ride The Lightning" dei Metallica! Ascoltate le strofe, è impossibile non notare l'impostazione delle linee similare per non dire identica e poi il fuoriuscire di una vocalità grunge nelle battute pre-finali come dovrei giudicarla? Eh, bel quesito, andiamo avanti.

Con "Drowned In Gold" Seattle torna a farci visita, sono gli Alice In Chains a entrare in scena nel ritornello, mentre una base che nelle sezioni pestate s'impegna a richiamare il clima scandinavo (a voi indovinare il nome) picchiando dannatamente; è giunto il turno di "Waste For Ghouls" e via di tirata rompischiena (perché?), chi sono questi deathster? Sono sempre gli Horn Of The Rhino che non si sa per quale motivo si scagliano contro l'ascoltatore in qualità di compagine death. Il brano in fin dei conti non sarebbe neanche male, tuttavia valutato assecondando la scelta stilistica intrapresa è scontato, violento, cattivo, ma scontato e allora si spera che con "Awaken Horror Of Tuul" si esca da questo tunnel e invece non vi è proprio scampo, non si scappa da un album che si è imbottigliato in una concezione di suono che annienta ciò che di buono avevano fatto col precedente.

Quando sono al limite fra lo sconcertato e l'insoddisfatto arriva "Brought Back" e il morale si risolleva, undici minuti nei quali la voce di Javier la fa da padrone, gli strumenti tornano a non far filtrare luce, a impregnarsi di quella pesantezza greve e dinamicamente affascinante, lo spettro della città piovosa e della sua scena sono sempre lì dietro l'angolo, però stavolta è francamente fantastico il modo con il quale le influenze stoner-doom e l'aura rock si fondono, in alcuni momenti sembra proprio un brano di Jerry Cantrell. Si torna ahimé a battere in maniera hardcore nella conclusiva "To Ride The Leviathan", decisamente più affine a un progetto come quello dei compagni d'etichetta Ravens Creed.

Strumentalmente ineccepibili, c'è poco da lamentarsi della produzione ottima, quello che spiazza in definitiva è il chiedermi: come devo giudicare gli Horn Of The Rhino? Per ciò che mi attendevo o per ciò che sono adesso? Nel primo caso aspettandomi d'avere fra le mani un lavoro doom-sludge con lievi parvenze estreme d'altri stili dovrei bocciarlo senza pensarci neanche troppo, un po' la stessa storia dell'ultimo Orange Goblin "A Eulogy For The Damned" dato che anche la formazione stoner – doom in quel caso si è dimenticata il doom e ha relegato lo stoner a mero co-protagonista sfanculizzato in un angolo di una proposta chissà perché di stampo predominante hard-rock; se invece mi decidessi a trattare "Grengus" come un'uscita estrema che si muove su più campi, con la conseguente approvazione della preferenza a elementi sonori in passato secondari, pur non essendo su livelli stratosferici lo potrei ritenere sostanzialmente una prova di tutto rispetto.

Chissà cosa ci riserveranno in futuro gli spagnoli, non è che col prossimo lavoro cambieranno ancora e si metteranno a suonare bossa nova? Non so che dire, intanto vi consiglio di ascoltare "Grengus" con le vostre orecchie invitandovi a trovare la quadratura di un cerchio che assomiglia sempre più a una O fatta con un bicchiere rotto, ci riuscirete? Io ci sto ancora riflettendo.

 

 

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