HORNWOOD FELL – Hornwood Fell

 
Gruppo: Hornwood Fell
Titolo: Hornwood Fell
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music / Bruma Music
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TRACKLIST

  1. Cerqua
  2. Tempesta
  3. Meca
  4. L'Ira
  5. Mutavento
  6. VinterFresa Part 1
  7. VinterFresa Part 2
DURATA: 42:01
 

Mamma Avantgarde si è sempre distinta, tra le molte altre cose, per l'impegno profuso nel produrre e distribuire formazioni italiane che altrimenti non avrebbero avuto occasione di mettersi in mostra davanti al grande pubblico, basti pensare ai Progenie Terrestre Pura lo scorso anno, un nome fra i tantissimi nella lunga storia dell'etichetta milanese. Bruma Music, invece, è una piccola realtà nascente dalle ceneri di Trazeroeuno, gestita dal mastermind del progetto Asofy, Tryfar. Gli Hornwood Fell, dal canto loro, sono sì una formazione debuttante, ma solo sulla carta, poiché i fratelli Marco e Andrea Basili e Andrea Vacca, dalla provincia viterbese, sono infatti attivi da parecchio tempo nell'underground nostrano e la loro collaborazione risale fino all'ormai lontano 2002 nel progetto Krom (poi Kailash). I Basili poi vantano anche un paio di altri progetti più o meno attivi e fortunati (Hastur, Vinter Fresa), da cui la conclusione che non abbiamo a che fare con musicisti di primo pelo.

"Hornwood Fell", manco a dirlo, è un album black metal, ma di quel black duro e puro, freddo come l'inverno norvegese e arrabbiato come oggi raramente capita di sentire. Non fatevi ingannare dalla copertina o dai titoli dei brani: di cascadian qui non c'è manco l'ombra, le chitarre sono gelide come le acque del Baltico e — nonostante l'approccio testuale sia evidentemente naturalistico — la matrice prima di questi quaranta minuti di musica è un conglomerato di furia e malessere e malessere e furia così profondi da essere a tratti addirittura spiazzanti. Il ritmo è un up-tempo pressoché perenne, le urla di Marco Basili sono graffianti e monotone, instancabilmente ringhiate in faccia all'ascoltatore, i riff sono sottilissimi, veloci e taglienti, e solo per qualche breve momento fa capolino qualche linea melodica qua e là. Non è raro sentire echi della scia "ulverina" di "Nattens Madrigal", sebbene i suoni di questo debutto siano ben diversi, più volutamente glaciali e asettici, e in generale "Hornwood Fell" non paia affatto un disco sottoprodotto, ma il risultato di un lavoro ben preciso.

In ultimo, non spaventatevi se — nonostante la voce di Basili a tratti sembri piuttosto comprensibile — non capirete un'acca di ciò che viene cantato: tutti i testi sono infatti recitati al contrario. Al che non vi rimarrà che aprire il libretto e — durante la lettura dei versi asciutti e scarni — bearvi delle fotografie che lo corredano. Un notevole contrasto rispetto alla musica contenuta nel cd, perché a fare da contraltare a foglie, rami e ambientazioni boschive c'è uno degli album più "quadrati" e incazzati che siano usciti dal Bel Paese in tempi recenti.

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