HOUSTON! – Mechanical Sunshine

 
Gruppo: Houston!
Titolo:  Mechanical Sunshine
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Tanzan Music
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TRACKLIST

  1. Shine Of The Rusty Gear
  2. Planet Terror
  3. Anghell Clown
  4. Let Me Shout
  5. Mechanical Breath
  6. Black Rose
  7. One Day
  8. Generation '09
  9. Velvet Pressure
  10. Truth About Me
  11. Sick Sex Six
  12. Swedish Baby Looks Like A Star
  13. Cold
  14. Dragula
DURATA: 46:50
 

Si può dare in pasto ai leoni famelici di musica da classifica musica buona che non faccia loro collassare quei pochi neuroni che hanno nel cervello? La risposta è sì. Esistono delle band che pur muovendosi in ambito rock/alternative/metal riescono a convogliare nella loro proposta una gran quantità di soluzioni dal piglio estremamente fruibile e da sbattimento non caricando di una muscolarità sin troppo spessa il suono, questo da loro il vantaggio di avere un ventaglio in più d'ascoltatori a cui potersi rivolgere.

Non conosco il primo album dei nostrani Houston!, ho però avuto occasione tramite la Tanzan Music, attiva come sempre e più che mai, d'ascoltare il secondo capitolo prodotto in questo 2011 intitolato "Mechanical Sunshine", un lavoro ben riuscito, capace di shakerare soluzioni rock, mansoniane, un pizzico di elettronica, atmosfere a tratti gotiche e una devozione, ma non sottomissione per l'attitudine al ritornello da canticchiare che lo rende apprezzabile e affrontabile anche da chi non è abituato a sonorità che non vadano oltre il bubblegum pop o il tunz tunz della disco odierna.

Il territorio solcato dai brani ha un occhio di riguardo per le melodie, il riffing inanella passaggi mai troppo complicati basandosi sulla sicura presa di un complesso strumentale che si sorregge grazie alla coesione delle basi e allo sviluppo delle scelte opzionali varianti di canzone in canzone che forniscono quella dinamica incostante e intrigante che permette a "Mechanical Sunshine" di non appiattirsi.

L'album fluisce vivacemente sia nei momenti in cui è a esempio il nu metal a reggere le sorti del lavoro ("Planet Terror"), quando l'ambientazione nervosa si pennella di tonalità più dure e ingrigite ("Black Rose"), quando accenna a fare il verso a certe soluzioni industrialoidi ("Generation '09") più leggere decisamente ma che potrebbero comunque portare alla mente i Deathstars, nell'attimo in cui è l'additivo groovy a guadagnare punti ("Sick Sex Six" e "Swedish Baby Looks Like A Star") o nel decidere di inserire la ballad che rilassa gli animi ("Cold") prima del tributo a chiusura di scaletta.

Il disco si snoda, si anima, agita e scuote concludendosi con un omaggio a un artista stravagante e rispettato dal mondo nerd — lo ripeto per la millionesima volta, tale termine è per alcuni un vanto, ce ne fossero di nerd come quelli che hanno dato vita alle opera musicali, fumettistiche e cinematografiche che amiamo —, parlo di quel Rob Zombie che conosciamo non solo in veste di musicista. Con "Dragula", uno dei brani più celebri e contenuto nel debutto da solista, "Hellbilly Deluxe", gli Houston! pongono la parola fine su "Mechanical Sunshine".

Non so quante e quali direzioni vogliano ancora esplorare questi ragazzi, so per certo che in Italia gruppi come Rammstein, lo stesso Rob Zombie e creature nu- metal che vanno dagli Evanescence ad artisti più controversi e che hanno mutato nel corso degli anni il loro approccio sonoro come Korn e Manson hanno da sempre avuto dei buonissimi riscontri dall'unica critica che conta realmente, quella di chi compra i dischi, non vedo quindi il motivo per cui gli Houston! debbano passare inosservati alle vostre orecchie. Che questo "Mechanical Sunshine" sia solo il crocevia per un'ulteriore evoluzione? Vedremo.

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