Hovert - Sol

HOVERT – Sol

Gruppo:Hovert
Titolo:Sol
Anno:2019
Provenienza:Russia
Etichetta:Talheim Records
Contatti:Youtube  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Introductio
  2. Autumnus
  3. Mortualia
  4. Aer
  5. Tempus
  6. Pygmalion
  7. Sol
DURATA:44:28

Le riaperture, la fase due, finalmente le uscite con gli amici. Ma che cazzo ce ne frega a noi che ascoltiamo la musica brutta e conduciamo la vita (altrettanto brutta) di sempre. Piuttosto fatemi mettere su l’ultimo album di Hovert, one man band da Čeljabinsk e quindi dalla Russia con amore. Sol, che a dispetto del titolo suo e di quelli dei brani che contiene è tutto cantato nella lingua di Ivan il Terribile, è una bella ventata di malessere che arriva dritta dalla steppa contaminata di radionuclidi.

La musica uscita dalla mente di Alever ha i tratti tipici del depressive black metal: chitarra asfittica e zanzarosa, batteria essenziale (di cui si occupa Dismal) e una naturale predisposizione alla lentezza; Sol però non è solo questo, perché a caratterizzare il bagaglio espressivo di Hovert ci sono anche momenti quasi rock, un gran gusto per gli arpeggi di chitarra, e dei tappeti di tastiere che strappano la proverbiale lacrimuccia. Coi suoi tre quarti d’ora questo disco riesce a trasmettere un senso di malinconia realistico pur presentandosi con una raffinatezza e una cura non troppo comuni, suonando moderno nonostante una produzione asciutta. Già dopo “Introductio”, che ci accompagna con discrezione a scoprire il resto dell’album, su “Autumnus” ci investe il black metal triste ma colorato che è la cifra distintiva di Alever, con il tremolo picking che ogni tanto si scansa per far posto a melodie boschive, impreziosite dal violoncello di L. “Mortualia” è il brano più canonico e straziante e fa il paio con l’ossessiva “Aer”, una sorta di ninna nanna di quelle che invece di farti dormire ti danno l’insonnia. Con “Tempus” arriva il momento della contemplazione, con un crescendo dietro al quale sbuca la voce pulita che ci traghetta in breve a “Pygmalion” e alle sue urla angoscianti; le stesse che sporcano di sangue la conclusiva title track, retta da un blast beat perfino imperioso.

Sol è un’opera adulta, che fa dell’atmosfera il punto cardine da cui sviluppare tutto il resto; perché si avverte una sensazione di legno, di umidità, di fuoco che illumina le cime degli alberi come nell’evocativa copertina del booklet, e questa sensazione descrive un po’ il mondo interiore di Alever e della sua creatura, Hovert, che merita decisamente di essere tenuta d’occhio. Un doveroso grazie alla Talheim, che non smette mai di nutrire il nostro lato allegrone.

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